L’UNICO GENITORE PERFETTO

da | Dic 1, 2021 | BayBrains - Genitorialità, Maternità, Paternità | 0 commenti

Al di là del nostro rapporto con la spiritualità, siamo in tantissimi ad aver adottato le tradizioni del Natale cristiano. Abbiamo quasi tutti un calendario dell’avvento e un albero luccicante, ci stiamo tutti preparando a un periodo di feste in famiglia, a mangiare bene (e tanto, quasi sicuramente troppo!) e a scambiarci regali.

Genitori e nonni si commuovono pensando a quanto Gesù bambino assomigli all’ultimo nato della famiglia (se è anche il primo poi, non ne parliamo!). Magari qualcuno si rende conto di quanto abbia la vita facile rispetto a Maria e Giuseppe, costretti a viaggiare e ad avere un parto a domicilio… di mucche e asini però!

Eppure la cosa natalizia più bella di tutte di tutte rimane nascosta in piena vista. Forse perché ci sembra troppo bella per essere vera. Ma guardiamoci: oltre alle belle emozioni (più o meno prescritte, più o meno provate), alle decorazioni e ai regali, vediamo se per caso possiamo trovare anche qualche spunto sensato per il nostro modo di essere genitori.

Sì perché Natale è una storia di genitorialità perfetta (l’unica, a nostra conoscenza).

È la storia di un papà che trova l’unico modo possibile per mettersi in relazione con il suo bambino che fa i capricci.

Hai presente quando rinunci alla tua serata Netflix per ascoltare i racconti sul cuore di tua figlia, prevedibilmente spezzato dal belloccio di turno? O quando abbandoni la tua tazza di tè caldo (l’unica che sei riuscita a preparati oggi) per metterti in ginocchio e dare a tuo figlio quell’abbraccio di cui ha tanto bisogno, ora che è scivolato e ha sbattuto i denti (glielo avevi detto mille volte che per salire sullo scivolo si usa la scaletta!!). O quando rinunci all’idea di farti la doccia oggi perché c’è un solo posto in cui il tuo neonato riesce a stare bene… ed è attaccato a te.

Ecco così… ma a livello cosmico. E a un prezzo incalcolabile. Come se tu fossi davvero infinita/o ed accettassi di diventare limitata/o perché quello è l’unico modo in cui la tua bambina o il tuo bambino può vederti.

Come se tu fossi davvero onnipotente, come se tu fossi la cosa più infinitamente meravigliosa e perfetta, come se avessi il potere di essere in tutti i luoghi allo stesso tempo… e rinunciassi a tutto questo per diventare limitata/o come un essere umano, perché questa è l’unica via che ti permette di parlare con tua figlia o tuo figlio e farle/gli vedere come dovrebbe fare le cose. Per il suo stesso bene e per il bene di tutto, in realtà.

Fai lo sforzo fino in fondo, incluso sottometterti al processo di strizzare prima meconio, poi cacca gialla e infine cacca marrone fuori dal tuo intestino. Ti rendi terribilmente vulnerabile e ti esponi nei luoghi e nei tempi più sgradevoli e rischiosi. Ed è solo l’inizio. Lo fai sapendo bene (perché sei anche onnisciente) che tua/o figlia/o non solo non ti riconoscerà, ma ti prenderà pure in giro, ti insulterà, ti torturerà e ti ucciderà.

Ti metti al suo livello per darle/gli una chance.

Perché la/o ami.

Natale è la storia di questo tipo di amore di un papà per i suoi bambini.

Al minimo, è una bella storia potente, da cui noi genitori post-pandemici (mid-pandemici? ri-pandemici? Come vogliamo chiamarci, in questa fase che si fa sentire come un ritrovarsi nella palude dopo aver fugacemente sperato di esserne usciti?) possiamo trarre ispirazione.

O magari è una storia vera….

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: