25 Novembre 2021. A volte la violenza si traveste da aiutino.

Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Nonostante le campagne di sensibilizzazione e i passi avanti che sono stati fatti negli ultimi decenni, c’è ancora moltissima strada da fare. È evidente e siamo grate a tutti coloro che oggi lo ricordano e si impegnano per migliorare le cose.

Da parte nostra, oggi vogliamo concentrare la nostra attenzione sulla violenza in incognito. Quella violenza nascosta e subdola che mina la salute e il potere della donna e che è offerta spesso come un aiuto gentile da parte di che “ne sa di più”.


Vogliamo oggi ricordare che è violenza subordinare i bisogni di due persone scomodamente potenti e vulnerabili (mamma e bambino) alla comodità, all’abitudine, al “qui si fa così” al “dai che a Natale siamo tutti a casa”.
È violenza ogni volta che non ci si mette al servizio dell’altro, a servizio della vita. Soprattutto dopo aver pronunciato certi giuramenti, che comprendono promesse di “perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa; di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto dell’autonomia della persona”.

Guardiamoci da questa violenza nascosta e tanto comune. Ricordiamoci che esiste e, se dovessimo sentirci aggredite, pensiamoci due volte prima di archiviare la cosa come un capriccio da bambina viziata. Riconoscere la violenza e denunciarla è parte di contribuire a un mondo migliore.

Ricordiamoci anche che, a volte, a perpetrare questa violenza possiamo essere proprio noi. Magari per abitudine, magari perché lo fanno tutti, magari perché eravamo stanche o andavamo di fretta. Sempre perché non l’avevamo riconosciuta. Riconoscere la violenza sulle donne e disattivarla anche in noi stesse è il primo passo verso un mondo in cui tutti possano davvero realizzare il loro potenziale.

Giuramento di Ippocrate – versione aggiornata nel 2014

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione;
di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale;
di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;
di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte;
di non intraprendere né insistere in procedure diagnostiche e interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, senza mai abbandonare la cura del malato;
di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa;
di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto dell’autonomia della persona;
di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina, fondato sul rigore etico e scientifico della ricerca, i cui fini sono la tutela della salute e della vita;
di affidare la mia reputazione professionale alle mie competenze e al rispetto delle regole deontologiche e di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
di ispirare la soluzione di ogni divergenza di opinioni al reciproco rispetto;
di rispettare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che osservo o che ho osservato, inteso o intuito nella mia professione o in ragione del mio stato o ufficio;
di prestare assistenza d’urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell’autorità competente
di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della professione.
Credit: Noah Avery


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