Messaggi da dentro la pancia da parte di chi si ferma un momento.

A volte morbidi come volute di fumo altre volte secchi come sassolini alla finestra: i messaggi che arrivano da dentro la pancia raggiungono le proprietarie della pancia nei modi più trasversali e inaspettati. A quelli più precisi che misurabili si tende ad attaccarsi con la tenacia di un naufrago: con il mare che cambia non solo intorno ma anche dentro, trovare boe concrete di coordinate precise e dati certi, è piuttosto rassicurante. Purché si sappia che c’è un lato della vicenda che non si misurerà mai. C’è una parte della relazione al dato destinata a sfuggire per sempre la misura. Una sfumatura soggettiva che appartiene al bambino e solo a lui, inafferrabile e indescrivibile; certamente indimostrabile. Non per questo meno possibile.

È il paradosso del “crescere”, questo verbo tanto transitivo quanto intransitivo. I genitori crescono i loro figli. Che però crescono.

Il paradosso impossibile di crescere un bambino che cresce. Lì nel mezzo c’è quello che fanno i genitori. Vale per tutta la vita, dall’utero all’università, e oltre anche se su un filo diverso e sempre più sottile. Un crescere che dipende ma non dipende mai solamente.

Le mamme in attesa crescono figli in modo fisico come mai più: con i loro corpi, l’ossigeno che respirano e il cibo che ingeriscono. Ma anche i pensieri che pensano e le emozioni che provano, voci interiori che vie chimiche fanno risuonare nel bambino. Quel crescerlo però, anche se così potentemente corporeo, arriva fino a un certo punto: è comunque il bambino a crescere.

Sfugge la misura ed il controllo, scarta ogni determinismo, non dice. Fa. E, a volte, il fare è fermarsi.

“Ehi voi là fuori, non potete misurare tutto: di certo non la paura che mi fa questo crescere e prepararmi a uscire in quel mondo che, a giudicare da quel che mi fate sentire, francamente non pare mica poi così attraente…lasciatemi qui un attimo, a farmi coraggio!”

“Mamma, mi fermo a raccogliere energie. Abbi pazienza, crescere è così faticoso…mi fermo a fare una pausa!”

“La tensione contrae. Per espandersi serve fidarsi e affidarsi. Adesso mi fido… sì ok sto per fidarmi… mi fido.. ehm…ci sono quasi…ancora un attimo e mi fido…manca poco…”

“Ma che dite che non cresco?? Non ci sono mica solo i centimetri e i grammi! Certo sono importanti, ma datemi un attimo per fare anche il resto, quel che non si misura ma che mi servirà parecchio per essere umano davvero. Sono cresciuto un sacco questa settimana, solo che voi là fuori non potete vederlo…Adesso torno ad aumentare i grammi e i centimetri così lo vedete e vi rassicurate!”

“Ma c’avete un bel preoccuparvi. Oh, sono il discendente del trisnonno Alberico, avete presente? Quello coi baffi nel quadro degli antenati? Eh, lui. Non era certo uno che faceva le cose di fretta! Placido e anche un po’ timido, ma molto saggio. Se avesse fatto le cose in modo affrettato col cavolo che vi lasciava tutta quell’eredità. Ecco, io ho preso da lui, abituatevi (e ho già deciso che mi farò pure crescere i baffoni come lui appena possibile!). Che poi, voi non lo sapete, ma lui aveva preso dal suo trisavolo che era pure peggio, infatti faceva il poeta. Io faccio con calma, molta calma, ho i miei tempi per fare tutto (con tanti auguri a chi si occuperà di farmi mettere le scarpe per uscire). E adesso, su, quanta fretta avete! Con calma, mi muovo…”

“Ok, sono cresciuto meno della volta scorsa. Ma non sono mica stato qui con le mani in mano! Cioè, no, a dire il vero un po’ sì. Il fatto è che le energie che sarebbero potute andare ad aumentare il mio volume le ho usate tutte per esplorare a fondo questi cosini prodigiosi che ho appena scoperto muoversi qui davanti a me.  Si muovono tutti in modi diversi! Succhiarli è una goduria… Ecco, spero di portarli fuori con me quando nascerò perché hanno l’aria di poter tornare utili.”

            “Qui ci sono io. Proprio io, non un altro, nessun altro. Di tutte le possibili combinazioni -ed erano veramente veramente tante- vi è capitata proprio quella che fa me. È pazzesco no?? No veramente: io sono un’unicità irripetibile mai ripetuta prima e che mai si ripeterà nella storia dell’umanità! Io sono proprio io, come voi siete proprio voi: non altri, nessun altri. Wow! Nessuna misura, nessun voto, nessuna taglia, mai potrà contenere, meno che mai definire o spiegare, un’unicità individuale così assoluta come questo me che sono già, sempre e solo io.”

Questo articolo è comparso per la prima volta sul numero 112 “L’accrescimento fetale” di DeD, la rivista per donne e ostetriche diretta da Verena Schmid. Per abbonamenti o numeri arretrati visita il sito di Seao Edizioni.


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