Soffre di Coliche. Trent’anni dopo.

Entra sbattendo la porta, apre il frigo e si prende una birra. Il coinquilino arriva con la faccia assonnata dal corridoio: “Ma che fai? Non eri fuori con la tua nuova fiamma turca?” La luce del frigo smette di illuminare il volto stralunato, la porta sbatte e la faccia è ancora più furibonda. Un misto di rabbia, frustrazione e stanchezza.

“Cosa vuoi che ti dica. È pazza. Veramente, io non so cosa fare di più per lei e ancora non sembra contenta.” “Ma cosa è successo??” “Non lo so!! A un certo punto non smetteva più di piangere! L’ho riaccompagnata a casa e sono venuto via. Cosa dovevo fare? Non c’era modo di farla smettere. Piangeva e piangeva. Almeno se adesso si addormenta poi domani magari riusciamo a fare una passeggiata normale.” “Ma sei sicuro che avesse mangiato abbastanza?” “Beh, mi sembra. L’ho portata in quel ristorante francese buonissimo. Ha sicuramente mangiato un po’ di risotto, anche se non lo ha finito. E il pane. E anche un po’ di pesce che di solito non le piace neanche.” Il coinquilino assume un’espressione pensosa, poi chiede: “Ma fibre niente? Un po’ di verdura?” “Beh, di contorno portavano zucchine trifolate, ma siccome erano molto unte per lei ho ordinato verdure al vapore.” “Ah ecco bravo. Ma quindi non dovrebbe esserle venuta aria nella pancia, no?” “Ma infatti! E mi sono assicurato che bevesse. Abbastanza ma non troppo, come deve essere!” Si lasciano cadere sul divano, stanchissimi e perplessi.

Il coinquilino pensa ad alta voce: “Va beh, ma se poi ha pianto così tanto deve essere successo qualcosa…prova a ripensare a cosa avete fatto prima.” “Prima?? Una serata normalissima! Abbiamo mangiato. Anche se. A ripensarci, già lì era strana: ogni tanto si fermava, alzava la testa dal piatto, smetteva di mangiare e mi sorrideva.” “Eh, ogni tanto lo fanno…è un riflesso.” “Ah, ok è normale. Sembrava quasi volesse dirmi qualcosa.” “Ma cosa vuoi che ti possa voler dire…ci vuole tempo a imparare uno la lingua dell’altro: lei turca, tu italiano…datevi tempo. I primi mesi sono sempre un po’ faticosi, lo sai. E poi scusa, ma un pochino l’hai toccata? Lo sai che anche il contatto fisico è importante.” “Sì, almeno due volte le ho messo un braccio intorno alla vita per qualche minuto lungo la strada. Mio zio però dice tanto di stare attento con quelle cose, che poi se si abitua non si stacca più…” “Eh lo so…anche io all’inizio con la mia…per due giorni non è voluta uscire dalla stanza dell’albergo. Non le bastava mai. Però devo dirti che non è stato così spiacevole come pensavo…e comunque poi ha capito i miei ritmi e ora lo chiede solo alla sera prima di andare a letto. Magari anche la turca vorrebbe chiudersi in casa con te tutto il weekend, se vuoi vado via due giorni e vi lascio casa…” “E se poi prende il vizio?” “Ma dai… lo sai che è una fase!” “Veramente non capisco di cos’altro aveva mai bisogno stasera: E le ho regalato pure delle scarpe calde ora che è inverno e lei non si aspettava facesse così freddo qui. Ma dico, hai i piedi caldi, la pancia piena, sono qui con te…cos’altro puoi volere???”  “Sai cosa ti dico? Per me soffre di coliche.”

Questo pezzo è apparso la prima sul Numero 108 della Rivista per donne e ostetriche DeD, diretta da Verena Schmid e di cui Cecilia è parte del comitato di redazione. Per abbonamenti e numeri arretrati: www.seaoscuola.it/


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