Cervello ed emozioni. Pillole di Neuroscienze per la vita quotidiana delle mamme.

Direttamente da uno dei nostri Laboratori di Neuroscienze preferito, nuove informazioni per voi: ricche di ispirazione per mamme in attesa e neo-mamme (e chi sta loro accanto).

Due anni fa, la ricercatrice Elseline Hoekzem e il suo team ci hanno offerto un’immagine accurata dei cambiamenti strutturali che accadono nel cervello di una donna durante la gravidanza e di come questi siano strettamente legati alle nuove sfide della vita da mamma. Ve li abbiamo raccontati in questo post , e insieme a voi siamo rimaste sbalordite di fronte ai superpoteri che il cervello può acquisire. E se diciamo superpoteri, intendiamo veramente SUPERPOTERI: il cervello dopo la gravidanza vede il mondo in modo completamente diverso da prima e aiuta la mamma a sentire i bisogni del suo bambino veramente in fondo al suo essere (quello delle scienze esatte, non solo quello bellissimo delle emozioni sfuggenti).

Ora lo stesso gruppo di neuroscienziati sta esaminando come questi cambiamenti siano connessi alla salute mentale, in particolare alla Depressione e Ansia Post Partum e alla Psicosi Puerperale. Queste condizioni patologiche, che sono purtroppo molto più diffuse di quanto possiamo immaginare, offrono spunti di riflessione molto utili anche per chi per fortuna non ne soffra. Dopotutto, imparare a usare nuovi superpoteri è una fatica per tutti!

Tired Superman by Fiona Meng

L’articolo completo di Barba Müller e colleghi illustra una quantità pazzesca di ricerche che hanno implicazioni pratiche molto concrete nella vita quotidiana di tutte le mamme e i neonati. Se masticate un po’ di inglese, non perdete l’occasione di leggerlo tutto! Qui sotto comunque vi riassumiamo i punti essenziali che tutti dobbiamo tenere presente.

  1. EMOZIONI DI EMOZIONI

Un bebé non può regolare le sue emozioni.

La mancanza di sonno rende difficile regolare le proprie emozioni anche agli adulti (del regolamento emotivo vi abbiamo già parlato qui). Questo significa che è facile trovarsi con un sovraccarico emotivo notevole, che si traduce spesso nella sensazione a noi tutte molto nota di navigare da una crisi alla crisi successiva, con l’aiuto poco solido di un po’ di caffeina e di zucchero (ci siamo passate. Lo sappiamo).

Rutheford e colleghi mostrano che la madre, per poter aiutare il figlio a integrare le proprie emozioni, deve prima essere in grado di regolare efficacemente le proprie e coordinarle con pensieri, azioni e interazioni.

Questo non significa imparare a non sentire le emozioni. Quello sarebbe impossibile o anche francamente poco sano. Ma se invece imparassimo a NOTARE l’emozione? Renderci conto del nostro essere… diciamo un po’ sorprese (ok, è un eufemismo)… della totale mancanza di considerazione di nostro figlio e di quanto irragionevole la sua protesta/richiesta sembri?

Se imparassimo a prendere quella sensazione di frustrazione come un segnale di pausa? Potremmo imparare a utilizzare quel momento come un’occasione per guardare altrove, per un attimo: guardare fuori da tutto il caos di emozioni -nostre e di nostro figlio-. Potremmo chiedere a chi ci sta intorno di evitare di buttarsi a pesce nel caos emotivo nostro e di nostro figlio aggiungendo il proprio o portando suggerimenti pratici per soluzioni a breve termine problema dopo problema. Potremmo chiedergli invece di aiutarci nel riprendere le distanze e fare il respiro che serve.

Potrebbe essere l’occasione perfetta per guardare bene ai nostri bisogni e pattern emotivi, per capirli, per vedere come possiamo manifestarli nella nostra vita e viverli al meglio nella nostra relazione col resto della famiglia.

E potremmo scoprire che iniziare a prenderci cura di questo aspetto può far apparire meno intollerabili le folli richieste e i bisogni di nostro figlio.

E magari scopriremo di aver saputo offrire un modello migliore di regolamento emotivo? Magari reagiremo in modo diverso alla stessa richiesta, mentre il nostro personale bisogno emotivo assume un senso più chiaro nella nostra testa? Probabilmente un po’ entrambe le cose…

  • UN CERVELLO CHE LAVORA IN SQUADRA

Essere una mamma significa saper usare la parte più sofisticata del nostro cervello (come l’intelligenza sociale, che ci permette di attribuire stati mentali a noi stessi e agli altri) rispondendo al contempo agli impulsi più basici della parte di cervello che abbiamo in comune con gli altri mammiferi (che ci fa nutrire i nostri cuccioli ad esempio).

Cioè in pratica?

Cambio pannolino & Gestione ottimale delle tempistiche della famiglia

Coccole & Ricerca della propria identità

Nutrimento dei figli 24/7 &

Nappy changing & Time Management.

Cuddles & Identity Searching.

Round-the-clock feeding & Mediazione famigliare

Rassicurazione dei figli & Management della carriera

Una mamma quasi sempre deve gestire tutti questi aspetti, spostandosi rapidamente dalle risorse di una parte di cervello all’altra. Col sorriso. E senza chili di troppo grazie.

Niente da ridire contro i sorrisi e i corpi sani, ma ammettiamolo: certe cose sono più importanti di altre. E utilizzare al meglio il nostro cervello per il bene nostro e dei nostri piccoli sembra un punto abbastanza alto nella scala di importanza.

Con questa ricerca, Young e i suoi colleghi ci dicono che quando le regioni prefrontale e subcorticale hanno un buon funzionamento incrociato, la mamma mostra un comportamento più adattivo nei confronti del suo bambino.

Cosa vuol dire esattamente? Le zone prefrontali sono quelle coinvolte in tutto quello che nella lista viene dopo la &, le cose sofisticate diciamo. Le regioni subcorticali, invece, si occupano di quello che viene prima della &, le cose animali insomma.

Alcuni esempi di comportamento adattivo sono: una sensibilità acuita alla voce del bambino, pensieri positivi a proposito del proprio essere genitore, una buona qualità di relazione madre-bambino o una ridotta ostilità.

Quindi cosa vuol dire? Significa che siamo madri migliori (e ci piace di più essere madri!) quando le diverse parti del nostro cervello lavorano insieme come una squadra. Essere intelligenti non sarà abbastanza. E non sarà abbastanza seguire il nostro istinto. Possiamo essere (dobbiamo essere!) al contempo esseri sofisticati ed animali.

Delicate & Fiere

Allerta & Rassicuranti

Ricettive & Stimolanti

Accettanti & Incoraggianti

Onestamente, vi viene in mente qualsiasi altra cosa che porta l’essenza dell’essere umano a più alta espressione?!

Di questi argomenti abbiamo parlato anche con la giornalista Corinna de Cesare in occasione del suo bellissimo articolo per il Corriere della Sera del 26 giugno 2019: “La maternità ti cambia il cervello”.


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