Voi che sapete _ Racconto breve di fanta-ginecologia

La sedia, quella, se non altro è comoda. Sotto la luce artificiale che sembra togliere colore ai pensieri oltre che alla pelle, una finestra farebbe piacere.

Ma questi corsi sono sempre in Sede, lì dove si andrà per la procedura. Avere familiarità con la Sede è molto importante perché la procedura abbia successo. Dicono.

Le altre ragazze sono in anticipo come lei: lo stesso sguardo spaventato e dubbioso. Come è consuetudine, hanno compiuto tutte 16 anni il mese scorso.

Serena si aggiusta i capelli, la coda arruffata dalla corsa per arrivare in orario. Dall’altra parte della palude, oltre il confine del distretto centrale, arrivare alla Sede Sanitaria è stata più lunga di quanto pensasse. La ragazza accanto a lei siede composta, incrociano lo sguardo con un’esitazione di sorriso reciproco. Di quelli di chi condivide qualcosa suo malgrado. E forse non sa nemmeno bene cosa sia.

Serena si china verso di lei: “Ma tu sai se è vero che ora ci sono anche insegnanti donne?”

L’altra la guarda seria e annuisce: “Ho sentito dire di sì, pare ce ne siano già due. Mia mamma dice che è una follia: come fa una donna a spiegare questa cosa, che la devono fare gli uomini? Io spero di avere lo stesso insegnante di mia sorella…che è poi lo stesso che le è capitato per la procedura. Non sai che fortuna…Avere qualcuno che già conosci aiuta tantissimo! Fa male, ovvio, ma molto meno. E poi è più veloce.”

“Fa proprio male, eh?”

“Beh non so tu, ma io ho 4 sorelle, tutte più grandi. Quella cosa lì ha fatto male a tutte. Solo una dice che tutto sommato non era così atroce, ma comunque fa un po’ schifo, no?”

Serena abbassa lo sguardo: sì, dello schifo ha già sentito parlare fin troppo. La parte fisiologica sua sorella gliel’ha spiegata bene. Dei dettagli della procedura parlano in poche, ma quello che deve succedere si sa.

L’altra continua: “Comunque, se tu sei pronta, dura poco e soprattutto, se va bene, poi sei a posto e non devi farla più per almeno 3 anni! Quelle dopo sono molto più veloci. Sempre schifose, certo, ma almeno più corte. L’ha detto mia cugina: lei ne ha già fatte 3, e sono andate tutte bene al primo colpo.”

La ragazza seduta dietro di loro si sporge in avanti: “Sì, ma la mia vicina… Voi non sapete! Ha dovuto riprovare ogni mese per un anno. Mi ha raccontato che una volta le faceva così male che hanno dovuto smettere! Dopo 8 ore di dolori atroci. Ci avevano provato in 4. Nemmeno il capo operatore c’è riuscito.” “Ma scusa non le hanno dato un anestetico?” “Eh, no… sai com’è. Quando ti capita quello fissato che dice che la donna deve sentire tutto se no non ha senso…” Serena e la sua vicina hanno un sussulto e scuotono la testa. Questa cosa che la donna debba partecipare è una novità recente, lo sa anche lei, quello che non conosce è il motivo: “Ma voi avete capito perché ora dobbiamo fare la procedura con gli operatori e non vanno più bene le vecchie provette del tempo delle nostre mamme?” La ragazza seduta dietro ha le idee chiare: “Ci sono dei legami stretti tra la fisiologia della procedura, gli ormoni necessari e anche il suo esito! Hanno dimostrato un sacco di effetti positivi a lungo termine quando la donna partecipa attivamente. È per quello che ci fanno anche esprimere qualche preferenza sugli operatori. Poi ovvio non è che puoi scegliere tutto, e devi anche un po’ fidarti no?”

“E pare che ultimamente vadano tutte bene, vero? Quasi nessuno deve tornare a rifarla?” la voce di Serena non nasconde la tensione.

“Ma certo! Sono diventati bravissimi! Lo sai che ormai sanno calcolare il giorno giusto. E poi con questi corsi ci preparano, e se sappiamo cosa fare e non ci agitiamo troppo riescono anche a lavorare bene.”

“Ma quindi dici che questo corso ci servirà davvero?” chiede Serena

“Oh ma quanti dubbi…! Ormai è da un sacco di anni che la Sede Sanitaria supervisiona tutte le procedure. Lo sai no? Sapranno bene cosa fare. È da quando c’è stato Il Cambiamento che la procedura si fa sempre qui! Infatti si risparmia un sacco di tempo e hanno praticamente tutte successo adesso. A casa vostra quante sono rimaste senza? Pochissime, no? Vedi. Prima era un casino e non si poteva prevedere niente. Era tutto così inefficiente!”

La vecchia signora che abita in fondo alla palude ha raccontato a Serena che prima del Cambiamento che ha reso la nazione efficiente al 100% la procedura si faceva praticamente solo in casa, e quasi sempre di notte. Ma questo Serena non lo dice. Non sa nemmeno se sia vero, e comunque conosce fin troppo bene le risate di scherno che accolgono chiunque parli di procedure fatte fuori Sede. E poi con chi? Servono gli esperti, e quelli si trovano solo in Sede.

Anche un’altra ragazza si gira per intervenire, ha una voce nasale e le lentiggini: “Ma voi avete capito cosa ci spiegano oggi? No, perché io ho veramente paura.” Serena guarda la ragazza accanto a lei, che risponde con un tono saccente ma simpatico: “Ma sì, sono tecniche di respirazione e visualizzazione. Mia sorella dice che l’hanno aiutata tantissimo.” Serena e la ragazza con le lentiggini si scambiano uno sguardo perplesso nello sforzo di sentirsi rassicurate.

Quando la porta si apre cala il silenzio. L’insegnante entra con passo deciso.

Lo schienale della sedia accanto a lei cigola leggermente mentre la ragazza si appoggia con un sommesso sospiro di sollievo: è un insegnante uomo. Serena si morde l’angolo di un’unghia.

Il tono è quello affettato del burocrate che cerca di essere cortese, mentre lui si presenta e introduce i punti principali: non c’è niente di cui preoccuparsi, il loro corpo è costruito apposta per fare questo. E poi alla Sede hanno gli operatori più esperti.

Come le ragazze già sanno, riceveranno una lettera. La data dell’appuntamento per la loro procedura è attentamente calcolata grazie a calendari precisi e agli esami che hanno fatto nell’ultima settimana. Le pastiglie le stanno prendendo tutte, vero?

L’insegnante allarga un sorriso indulgente mentre aggiunge: “Efficienza e sicurezza sono i nostri ideali. Sapete bene che la procedura è necessaria, la nostra nazione ha potuto progredire a questo livello proprio per la totale efficienza a cui siamo arrivati negli ultimi anni. Mai prima d’ora abbiamo avuto statistiche di successo così alte. Dovete esserne fiere. Esserci grate.” Un breve mormorio sale in risposta dalla sala.

Lui continua: “So che molte di voi sono preoccupate dal dolore. E purtroppo è proprio questa vostra paura che spesso rende le cose così dolorose. Come un gatto che si morde la coda. È importante affrontare questa paura e imparare a fidarsi. In Sede abbiamo gli operatori migliori e i più esperti. Negli ultimi anni abbiamo inoltre implementato abitudini tese a migliorare l’esperienza per tutte voi. Questo ci ha fatto perdere del tempo certo, ma studi recenti hanno dimostrato che un’esperienza positiva per la donna migliora la procedura e il suo esito, riducendo i casi in cui un esito positivo venga poi terminato clandestinamente. Sapete tutte che ci sono pene molto severe per questo e comunque bisognerà ripetere la procedura subito dopo. Conoscete inoltre le multe per chi non si presenta, seguite dalla procedura forzata che come sapete è molto più dolorosa. È nell’interesse di tutti, voi per prime, che la procedura sia un’esperienza soddisfacente e gestibile e io sono qui per spiegarvi come fare.”

Serena si sente svenire, le mani sono sudate e la schiena fa male da quanto la tiene rigida e schiacciata contro lo schienale della sedia.

L’incontro dura due ore, che Serena attraversa quasi in apnea sprofondando sempre più nella sedia.

Diligentemente esegue gli esercizi: respiri lunghi e lenti, poi sempre più brevi, intensi e ravvicinati. Si sente goffa e anche un po’ ridicola mentre cerca di tenere il ritmo con i movimenti del bacino che deve imparare. I mugolii non ha proprio capito come si fanno. Forse è vero che praticando a casa migliorerà. Sfoglia la dispensa e piega un angolo della pagina che descrive la respirazione più appropriata per una procedura senza paura.

Visualizzare il corpo come una cosa piena di energia può farlo, lo sa già; ci riesce sempre nel poco tempo che ha per andare a correre oltre le paludi dei confini. Una volta è arrivata così in là da intravedere le montagne all’orizzonte. Quelle sì le ispirano potenza. Peccato che andarci sia severamente vietato: e le poche vie che non sono state murate sono severamente controllate e aperte solo per motivi commerciali ai mercanti di comprovata efficienza finanziaria.

Regole ferree garantiscono efficienza e produttività mai avute prima per tutti gli abitanti della nazione. Non riuscire a provare quella gratitudine che tutti intorno a lei decantano e incoraggiano la fa sentire inadeguata da quando aveva 4 anni.

Si è distratta.

La voce dell’insegnante ora sta parlando delle posizioni: “Come sapete ora vi lasciamo totale libertà, potete scegliere le posizioni che preferite. A pagina 69 ne trovate alcuni esempi.” Serena apre la dispensa. Vede le donne sedute, appoggiate e sdraiate in tante diverse posizioni. Chi può dirle quale sia meglio per lei? E soprattutto, l’operatore dove si metterà? Nelle figure le donne sono sole. “Non dovete preoccuparvi di niente.” L’insegnante continua col suo tono da burocrate cortese: “Potete scegliere voi. I nostri esperti operatori sapranno adattarsi alle vostre richieste.

Nel piano della procedura potete inoltre comunicarci le vostre preferenze su tutto il resto: luce o buio, volete che vi si parli oppure no, l’uso delle mani e su quali zone. Abbiamo persino aggiunto una casella per esprimere una preferenza sul ritmo che preferite. Faremo il possibile per rispettare le vostre scelte. Poi ovviamente sapete che dei nostri esperti potete fidarvi. Siamo molto orgogliosi di potervi offrire la naturalità della procedura e anche la totale efficienza del nostro sistema!”

L’insegnante le guarda con un grande sorriso, che forse vorrebbe essere incoraggiante. “E ora, avete qualche domanda?”

Una ragazza in prima fila alza subito la mano: “Ho sentito parlare di una nuova normativa perché l’assistenza sia continua e non accadano cambi di turno tra gli operatori alla fine della fase preliminare. È già entrata in vigore?” Lui sorride, il risultato incoraggiante è inversamente proporzionale all’intenzione: “Certo. Evitiamo per quanto possibile di interrompere la procedura. Limitiamo i controlli al minimo. E anche qualora l’operatore si ritrovi impossibilitato a continuare può restare nella stanza e rassicurarvi con la sua presenza mentre un suo collega si occupa di voi.”

A Serena gira la testa.

Qualcun altro fa altre domande, ma lei ha smesso di ascoltare.

 ___________________

Emerge infreddolita dal buio del pomeriggio d’inverno nella piccola casa della vecchia signora. Le ombre della palude le ha attraversate correndo come sempre.

“E allora questo corso?” le chiede l’anziana.

Serena soffia via il vapore con un sospiro, osservando le piccole onde formarsi sulla superficie del tè caldo nella tazza che la signora le ha appena passato. Non risponde.

Solleva gli occhi e evita lo sguardo antico dell’altra donna con un’occhiata vaga per la stanza. Sul ripiano polveroso della libreria nota una foto che non aveva mai visto prima: un uomo guarda serio verso l’obiettivo, tiene un’ascia sulla spalla e una mano a riparare gli occhi sorridenti dal sole. Serena la indica col mento e chiede: “Lui è l’esperto con cui ha fatto la procedura?”

“Ai miei tempi lo chiamavamo ancora papà-del-mio-bambino.”

Questo racconto è stato pubblicato sul numero 105 della Rivista per Ostetriche DeD, diretta da 25 anni da Verena Schmid. Per abbonamenti e numeri arretrati clicca qui.


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