Se stai per diventare nonna, dobbiamo parlare.

Photo by Emanuela Picone

Ci sono bambini che nascono, donne che diventano mamme e uomini che diventano papà… e intanto altri diventano nonni! Se fai parte di questo gruppo, innanzitutto CONGRATULAZIONI! Di cuore. Ma non fare finta che sia una cosa facile, non con noi almeno. Prego accomodati, beviamo una tazza di the. Possiamo darci del tu, vero?

Puoi parlare schietto con noi, siamo ragazzine che ormai sanno il segreto di Babbo Natale. Non ti diremo “siamo abbastanza grandi”, ma “abbiamo figli abbastanza grandi”, comunque è lo stesso. Ormai lo sappiamo, non esiste: la gioia, da sola, non esiste. Qualsiasi grande tappa della vita dei figli, ogni crescita, alla fin fine, è un altro genere di travaglio, vero? Ogni grande gioia, tutta la bellezza, tutta la crescita… in fondo richiede ogni volta quello stesso gesto che ogni mamma fa al momento del parto, no? Mettere i figli al mondo, sulla propria pancia. Davanti a sé.

Possiamo solo immaginare l’emozione incredibile che è vedere una figlia o un figlio diventare genitore a sua volta. Goditela! Quel senso di vita che continua e di storia di famiglia che cresce. Deve essere immensa.

Ma la delicatezza di questa fase resta innegabile e non sempre è facile gestirla.

Allora ci devi perdonare la franchezza, ma è importante che tu sappia delle cose… e, veramente, è meglio che a dirtele non sia tua figlia, né tanto meno tua nuora.

Iniziamo dalle brutte notizie, ma poi ne arrivano di belle, promesso!

Tua figlia/tua nuora non sa niente (tuo figlio poi non ne parliamo ma questa è un’altra storia ed è una storia tra donne). Sì, legge magari molto, anche dei bei blog se ti ha mandato qui eh, ma non sa veramente niente. Non ha idea. Lo sai tu, lo sappiamo noi e un po’ lo sa anche lei -che infatti a tratti, sia che lo dica sia che la gestisca, ha anche un po’ paura.

Ma la brutta notizia non era questa. La prima brutta notizia -e la più importante- è che tu non puoi farci niente. Anzi, peggio: non devi farci niente. Anzi, peggio ancora: sai un sacco di cose, hai anni di esperienza e di saggezza, ma tutto quello che tu sai non è quello che serve a lei.

È nel suo non sapere che lei può trovare la sua strada, costruire il suo modo di essere mamma. È nell’apertura del suo non-sapere che suo figlio (tuo nipote!) può trovare la comunicazione per guidarla. Ma lei deve sentire lui, ascoltare se stessa. Davvero, non può (non deve!) ascoltare te. Anche se li chiede, a lei in realtà non servono consigli pratici; le serve lo spazio per capire da sola. Il tempo per decidere cosa le serve. Le serve riattivare un istinto.

E qui, arriviamo alla vera grossa brutta notizia. Che è anche molto delicata ed è uno dei punti dolenti di tante -tantissime!- conversazioni che abbiamo con neo-mamme. Tutta la tua sapienza rischia di essere un intralcio. Aspetta, non andartene, lasciaci spiegare.

Nonne, nessuna sa mai come dirvelo, perché veramente non è facile. Ma bisogna dirvelo. Quindi ecco qui: negli ultimi 30 anni (quindi a spanne più o meno nel periodo che separa il tuo essere diventata mamma dal tuo diventare nonna) purtroppo ci si è resi conto che molto di quanto veniva considerato normale, e anzi ampiamente supportato e consigliato, tra gli anni 70 e i 90 nei reparti di maternità e pediatria era, da un punto di vista prettamente scientifico, come dire, ecco, poco solido. È proprio un fatto. Le ricerche più recenti in temi di parto, allattamento, svezzamento, cura del neonato e pedagogia hanno rivelato delle grosse falle in quella che è stata la cultura dominante intorno alle mamme.

Non sappiamo mai come dirvelo, perché il circolo del senso di colpa è particolarmente vizioso quando al centro c’è una mamma. Ci serve tantissimo la vostra esperienza con noi bambine, ci serve tantissimo il vostro supporto e la vostra presenza, ma purtroppo, da un punto di vista pratico, i vostri consigli non servono. Spesso, spessissimo, una grande preoccupazione di molte donne con cui parliamo è trovare le parole per dire a voi, quasi-nonne, con tutto l’amore possibile, che quello che vi hanno suggerito di fare con noi a suo tempo non solo non è quello che intendiamo fare con i nostri bambini, ma è proprio diverso da quello che oggi è scientificamente raccomandato. Come dici? Anche la doppia pesata? Eh sì, anche la doppia pesata! E le 3 ore? Eh, soprattutto le 3 ore! Liofilizzati? Ditto. Mettilo giù che si vizia? Idem.

Non c’è rimprovero né accusa, davvero. Anzi! Infinita gratitudine sincera per quell’immenso amore che vi ha mosse allora e vi muove oggi. Soprattutto considerando che la stragrande maggioranza di voi, salvo pochissime fortunate eccezioni, ha fatto esperienza diretta di un’assistenza al parto che non si osava mettere in discussione ma è stata spesso abbastanza tosta da smaltire (Quando siamo nate noi).

Ma l’equilibrio tra il desiderarvi accanto e il non voler seguire i vostri consigli non è sempre facile da creare. L’equilibrio tra il sapere come è stato per voi e il costruire qualcosa di nuovo per noi è difficile da trovare.

Photo by Marco Secchi

Se poi il rapporto è con una nuora, tutto si complica ulteriormente: tuo figlio desidera il tuo parere, lei vuole fare le cose diversamente…è la ricetta perfetta per il disastro, no? Ma pensaci: quello, prima di essere tuo nipote, è il loro bambino. Ed è solo nel lasciare lo spazio perché trovino la loro strada che tu puoi essere davvero la sua nonna. Che prima, e molto di più, è mamma di uno dei suoi genitori.

Se te lo concedi, di essere mamma prima ancora che nonna, ti sarà più facile, ancora una volta, mettere tua figlia/o al mondo, davanti a te…e lasciare andare. E in questo lasciare andare esserci davvero, nel modo che più conta.

Photo by Brigitte Tohm 

E qui arriva la buona notizia. Perché questa, se decidi di vederla, è la magia del tuo ruolo: la vera sapienza, il vero e profondissimo aiuto della nonna è nella grazia con cui sa essere presente mentre si fa da parte. Perché ora in prima linea c’è qualcun altro. Nell’esserci in silenzio. L’aiuto che passa un bicchiere d’acqua, ma non dà consigli. Che fa un salto a trovare -magari riassetta un angolo di casa e fa una carezza- ma non viene per sé, per il piacere suo di coccolarsi il bambino.

La magia dell’essere nonna è che, se te lo ricordi, sei ancora mamma, per prima cosa: la stessa mamma che li ha messi al mondo, accompagnati a camminare, lasciato la mano appena in tempo perché andassero da soli. Siamo grandi, noi nuova generazione di mamme che facciamo figli sempre più tardi; ma piccolissime, come tutte le neo-mamme. Prima della nonna di tuo nipote, ricorda di essere ancora una mamma.

L’essere nonna come una tazza di the: che scalda, conforta. E si offre con affetto, per il piacere di berla insieme. Mentre prende la forma del contenitore in cui si versa.

PS: Se sei una delle 4 nonne dei nostri bambini: grazie di cuore per non aver avuto mai bisogno che ti dicessimo queste cose e averci comunque  permesso di dirtele a suo tempo quando noi ne abbiamo avuto bisogno lo stesso. 


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