Neonato: istruzioni per l’uso. Intervista con l’autrice

Un venerdì del libro speciale oggi. Dedicato al libro che tutte le mamme sognano dalla notte dei tempi: “Neonato: istruzioni per l’uso”, della pediatra Paola Cerutti.43532498_497858917395419_2475498791545864192_n

Chi ci conosce sa che a noi i manuali di istruzioni piacciono poco, convinte come siamo che ogni bambino e ogni mamma abbiano istruzioni diversissime, già scritte dentro di sé…ma di questo libretto di istruzioni vi parliamo con grande piacere! Perché l’autrice fa qualcosa di estremamente coraggioso: offre quello che tutti chiedono, “Istruzioni per l’uso”. Ma poi dona invece quello di cui tutti hanno davvero bisogno: l’emozione e il sorriso di rendersi conto di avere a che fare con qualcosa -anzi qualcuno- di assolutamente unico e prezioso.

Paola ha cortesemente risposto a alcune nostre domande. Leggete l’intervista e scoprite con noi la bellezza dell’occuparsi davvero di bambini,  con buona pace di alcuni colleghi che l’hanno criticata per aver osato scendere da quello che lei  chiama ‘un piedistallo stantio’ e praticare educazione sanitaria meno austera e più reale: spingendosi col cuore verso il cuore delle cose, del Neonato e delle mamme.

Paola, mamma e pediatra: la tua esperienza e formazione medica non ti hanno del tutto preservata dal travolgimento della maternità (come hai raccontato nel tuo “Come una mamma”). Cosa non sapeva la pediatra e ha scoperto la mamma?

43382067_2314158662154152_1401985996676923392_nLa competenza che acquisisci dai libri o dall’esperienza altrui non è nemmeno lontanamente pari al vortice di emozioni che la maternità può creare. Non sei pronta. Non puoi essere pronta. La maternità, pur desiderata, ti spiazza. Se ti credi pronta, peggio: ti spiazza di più! La metamorfosi di corpo, mente, vita e progetti va ben oltre alla necessità di accudimento e cura della creatura. Lo sconquasso del nuovo arrivo non è un dramma, ma nemmeno una favola. Poi possiamo giocare alle supermamme da blog, ma siamo tutte vere, normali, storte e imperfette. È bene dirselo, con un sorriso in più.

Lo sai che qui in Inghilterra la figura del pediatra non esiste? Tutti i controlli di base sul bambino vengono effettuati in ambulatori generici e anzi spesso dall’Health Visitor, che è figura paramedica: l’idea alla base è che si viene dirottati dal medico, insieme alle risorse finanziare necessarie, solo in caso di sospetti elementi di patologia. Aldilà dei paragoni culturali, che lasciano il tempo che trovano, è innegabile che una cultura molto diffusa in Italia guarda al pediatra come al vero esperto non solo del “bambino malato” ma anche del “bambino sano”. Un esempio su tutti è la modalità pratica ed emotiva con cui viene prescritto come effettuare lo svezzamento, più vicino -nell’immaginario collettivo- all’amministrazione di un farmaco che all’iniziazione di un piccolo essere umano ai piacere della buona tavola in compagnia e in relazione con i proprio commensali. Come vivi nel tuo lavoro il delicato equilibrio tra il mettere le tue competenze a frutto e a servizio là dove servono  e la necessità di far riconoscere e sentire esperti e capaci le mamme e i papà?

È proprio l’iniziazione del cucciolo di uomo ai piaceri conviviali e del gusto quella che il genitore dovrebbe amministrare, condurre, accompagnare e mai invece somministrare coi pasti in modo forzato o imposto. Papà e mamme non sono esperti, ma capaci. Questa capacità è nata con l’arrivo del pupo. E ancora non lo sanno. Sono solita dire ai neo genitori di un neonato di 5 o 7 giorni: “voi siete nati come genitori 5 o 7 giorni fa, dovete guardarlo, annusarlo, imparare a conoscerlo e farvi conoscere”. È un percorso. Io sono là per responsabilizzarli gradualmente, in questo straordinario e antichissimo percorso. Cerco di autonomizzare i genitori per autonomizzare i bambini. Conosco la realtà inglese, sono stata al GOSH di Londra. In Inghilterra le cure palliative vanno forte. La ricerca va forte. La pediatria di base proprio non esiste. La tendenza, qui in Italia è invece proprio di far prendere in carico a noi Pediatri, col bambino, l’intera famiglia (non potresti proprio curare efficacemente la salute di un cucciolo di uomo senza badare allo stile di vita e di alimentazione di tutto il suo …nido.) È impegnativo. Non lo nego. Ma bello: oltre a curare le malattie, abbiamo l’onore di prendere per mano i genitori, affinché prendano per mano lui, il piccolo protagonista. Cresciamo tutti insieme.

Il tema del restituire alle mamme un senso di responsabilità e capacità rispetto ai propri figli a noi sta molto a cuore. In particolare relativamente al parto. Crediamo fortemente che l’assistenza al parto e alla maternità in molti ospedali in Italia oggi possa (anzi, debba) migliorare molto: le statistiche parlano da sé, con tassi di induzioni e cesarei incompatibili con la logica oltre che le linee guida dell’OMS. Per non parlare di molti protocolli di base. Ci sono luoghi, per fare solo un piccolo esempio, in cui neppure un banale pelle-a-pelle dopo un parto fisiologico si può dare per scontato. A chi ha la preziosa abilità professionale e intellettuale di contrastare patologie anche gravi si può e si deve perdonare l’incapacità di osservare, preservare e valorizzare la bellezza della normalità?

Le cose stanno migliorando in molti punti nascita (finalmente baby friendly secondo OMS non solo sulla carta), ma non basta ancora. Tutelare il nascituro comporta, da parte dei medici, l’obbedienza a tutte le indicazioni scientifiche dettate da evidenze statistiche di sicurezza, di prevenzione, di riduzione dei rischi. Ma ahimè certi protocolli antepongono ancora ragioni di organizzazione o consuetudini culturali ad esigenze umane di empatia e tolleranza, che restituirebbero in verità tutta la dignità ad un momento ancestrale, irripetibile e, possibilmente, fisiologico.

Osservare, preservare e valorizzare: sono proprio atteggiamenti ottimali e da promuovere di fronte ad un parto in cui i rischi obiettivi siano remoti. Sono atteggiamenti che andrebbero più tardi applicati anche al gioco, all’alimentazione, alla creatività. Ma vanno posti dei limiti. I limiti sono essenziali, formanti, fondanti la persona e il suo equilibrio. Guai se troppi o insufficienti. Confido nella natura, ma per rispettarla, onorarla, non per lasciarmi sopraffare dalle sue imprevedibilità.  Oggi si pretende che il medico prevenga qualunque anomalia, imperfezione, patologia, influenza ambientale, capriccio infantile. I superpoteri proprio non li abbiamo. Pazienti e medici dovrebbero tornare a educarsi all’ascolto. Di sé.

Con “Neonato, istruzioni per l’uso” realizzi il sogno di tutte le neo-mamme: avere a disposizione un libretto di istruzioni! Ti confessiamo che noi all’inizio abbiamo un po’ storto il naso sul titolo…Siamo convinte che la nostra società incoraggi fin troppo a cercare formule valide per tutti e ci sia invece molto bisogno di stimoli a esplorare e valorizzare la propria intima e unica relazione con il proprio unico bambino (pensa che proprio #notausermanual “non un manuale di istruzioni” è uno degli # di Il Post Parto Positivo, BabyBrains). Poi però abbiamo sfogliato il tuo libro e abbiamo scoperto l’abilità con cui usi quel tono leggero per arrivare al nocciolo della questione: che è la relazione col bambino nella sua unicità, che richiede un mettersi in gioco radicale… Ci perdoni per il giudizio affrettato e ci dici di più sul vero nocciolo delle tue istruzioni?

Mettersi in gioco davvero. Ricominciare a ridere, respirare, ricordare, immaginare. Con i bambini. Saperli gestire, sì: i trucchi vengono svelati davvero. Ma nell’unicità di quegli esserini riscopriamo la nostra. Nelle loro paure e nelle loro gioie troviamo la chiave. Se lo facciamo divertendoci, meglio. No? Il segreto sta lì: il libro promette sfacciatamente  verità definitive. Invece no: c’è molto di più.

Non solo usi una buona dose di ironia (tu, un medico!) ma ti concedi anche di parlare del bambino come di “un aggancio all’infinito”, munito di “connessione wifi con l’altrove”, e strizzi l’occhio, con un coraggio per noi da applausi, a una non meglio identificata entità celeste committente dell’opera Neonato. Ma allora qualcosa di ineffabile in un Neonato rimane persino per una pediatra?

Perdo credibilità professionale se ti dico che con tutti i titoli che posso aver acquisito, con tutte le risposte che mi trovo a dare quotidianamente, quando ho un pupo sul lettino che mi fissa negli occhi, mi ci perdo? E lo faccio con piacere, perché è quel cosino goffo e paffuto che trovo tante risposte. Lui a me, capisci? Perdo in autorevolezza se azzardo a scendere da un piedistallo stantio e l’educazione sanitaria la pratico con lo straordinario e irriverente strumento dell’ironia? Ho perso in credibilità e autorevolezza, come alcuni vorrebbero? Intanto mi sono già fatta mettere in quarta di copertina col pigiama dopo il parto, mica in camice. Il mio intento dissacrante è del tutto dichiarato e consapevole.

Puoi dire una cosa a tutte le mamme, cosa vuoi dire?

Siate vere, siate donne, siate unite. Non temete di essere troppo o troppo poco. Voi nutrite il mondo da sempre, senza averlo scelto. Ci sarà un senso. Non cercate di farvi capire a tutti i costi. Difficile capire una creatura che muore a sé per rinascere più volte ad altri e a sé stessa. Fatevi amare. Amate. Dovevo dire qualcosa più da medico? Ora mi andava così.

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IL PARTO POSITIVO CONSIGLIA: Paola Cerutti, Neonato: Istruzioni per l’uso, Giunti 2018

Questo post partecipa ai Venerdì del libro di Homemademma.
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