Bilancio di una decina di giorni. Disclaimer: questo è un post (un po’) negativo

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La storia dell’ennesima induzione senza alcun motivo medico -a parte il calendario a 40+7- finita in cesareo d’urgenza. E la mamma ancora convinta che “Io non mi potevo dilatare”.

Lo sfogo di un’ostetrica ospedaliera a cui in sala parto è stato intimato  “Fai alzare quelle gambe alla signora!”

Gli ospedali dove il rooming-in è solo un inglesismo fatto vivere come un’imposizione.

Gli ospedali dove il rooming-in neppure esiste.

Quell’ostetrica che piuttosto che tornare in quell’ospedale resta senza stipendio qualche mese.

Bambini di pochi minuti pesati, misurati e lavati.

Gli allattamenti in salita dopo parti ancora più in salita.

Mi hanno messa sul lettino.

C’erano voci che non conoscevo.

Hanno acceso la luce.

Piango ma non mi ascoltano.

Piange, lo lascio piangere.

Le gravidanze interpretate come malattie.

La visita a termine dove il medico di turno neanche ti guarda in faccia.

Corpi trattati come scatole nere da cui importa solo che esca un prodotto a cui attaccare l’etichetta del peso.

VBAC messi in dubbio su basi astratte e persino la donna incinta si trova a dire “tenterò”.

Traumi neppure lontanamente interpretati come tali.

Quella suocera che mette in dubbio ogni poppata, perché non sono ancora passate 3 ore. E per sicurezza appoggia in cucina un biberon.

Sono solo capricci.

Sensi di colpa avvertiti solo dal lato sbagliato della colpa.

I gruppi di mamme, reali e virtuali, dove l’unico supporto è la disinformazione e il giudizio. Quando va bene lo sfogo inascoltato.

La fatica senza la bellezza.

Lo stress senza dolcezza.

Non aver pensato mai, fermandosi con stupore, in 30 anni di carriera “È un piccolo essere umano appena nato.”

L’industrializzazione della vita.

Il maschilismo.

Il maschilismo mascherato da femminismo.

A volte, riuscire a cambiare qualcosa, sembra semplicemente impossibile. E provarci anche un po’ inutile e ingenuo.

Poi però…

Una telefonata.

Una parola.

Una nascita.

Un’idea, una sola, in una testa sola, ha cambiato forma. “Da quando ho pensato che…non riesco più a…”

Un cambiamento c’è stato. Registrato ed evidente. In un modo di vedere, in un modo di fare, in un modo di pensare. Soprattutto, per un bambino e la sua mamma, in un modo di nascere.

E si continua, ostinatamente, ad andare.

 

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