Più al sicuro in una stalla

di Beth Barbeau

Questo post è la traduzione di un articolo scritto dall’Ostetrica Beth Barbeau nel 2007 per la rivista di Midwifery Today. Da 10 anni continua a essere una lettura di riferimento. Articolo originale qui. Traduzione libera nostra.
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Photo by Ryan Yeaman

La nostra più profonda comprensione della nascita può giungerci dalle fonti più inaspettate e nei momenti più inattesi. Una delle mie esperienze più viscerali di “lampadina nel cervello” l’ho avuta in New Mexico all’inizio degli anni ’90 quando mi ero presa una pausa dall’ostetricia e mi occupavo di assicurazioni sanitarie.

Un giorno avevo guidato diverse ore per incontrare il direttore generale di un’immensa fattoria di cavalli a cui speravo di vendere una grossa policy assicurativa. Finii a gironzolare in cerca del mio appuntamento. Una delle stalle, notai mentalmente, emanava qualcosa che sapeva di nascita. Spiando dentro, trovai una cavalla incinta che camminava avanti e indietro nella quiete del pomeriggio, respirando profondamente e soffiando.

Un’oretta dopo, eravamo nel mezzo della presentazione dell’assicurazione quando arrivò di corsa un assistente senza fiato, annunciando che “la cavalla pinco pallino” stava avendo un puledro! Il manager si alzò immediatamente chiedendomi: “Vuoi vedere un puledrino che nasce?” Rimase stupito quando gli chiesi se fosse la cavalla che avevo intravisto prima. Lo informai che sono un’ostetrica e quando gli dissi che “c’era un’aria che sapeva di nascita” si illuminò e mise da parte i suoi modo taciturni, improvvisamente impaziente di parlare delle sue passioni.

Fino a pochi minuti prima non avevo davvero capito di essere in un posto molto particolare: una scuderia di allevamento per alcuni dei cavalli più costosi del mondo. Questo puledro che stava nascendo, in particolare, valeva circa 3 milioni di dollari e avrebbe aumentato il suo valore dopo la nascita, essendo legato a due famosi cavalli di gare importanti. Lo stalliere mi spiegò quello che stavo per vedere. Fu molto chiaro nelle sue istruzioni, insistendo sul fatto che era necessaria una grande attenzione al dettaglio per proteggere la salute di questo cucciolo di inestimabile valore.

“Non lasciare che la cavalla ti veda; stai accucciata qui nell’ingresso dove puoi spiare oltre il muro – lo stress di vedere estranei in questo momento sarebbe un pericolo per il cucciolo!”

“L’unica persona che ha il permesso di avvicinarsi alla cavalla è lo stalliere che lei già conosce; persino il veterinario è si è fatto piccolo piccolo là nell’angolo.” (E lo era davvero, accucciato sui talloni, fermo e zitto, con la testa e gli occhi bassi.)

“Teniamo le luci basse, perché le luci troppo alte agitano e distraggono la cavalla in travaglio.”

“Vedrai che abbiamo tolto la sella e le briglie – non si impedisce mai il movimento a una cavalla che partorisce; abbiamo perso puledri per molto meno! Deve essere libera di muoversi come vuole.”

“Quando non era al pascolo, è rimasta in questo box per settimane, perché deve essere in un ambiente familiare per partorire senza problemi.”

“Là c’è la sua solita acqua e il suo fieno – non lesinare mai sul cibo in travaglio!”

“Non dire una parola. Ogni suono può disturbare il parto e ogni elemento di disturbo mette in pericolo il puledro.”

Con queste ammonizioni che mi risuonavano nelle orecchie, mi sono accucciata al silenzio nel buio dell’ingresso con altre persone. Abbiamo guardato la cavalla partorire un grosso puledro con grazia, smettendo appena di camminare quando lui è scivolato al suolo. Tutto era fermo e immobile nei lunghi minuti dopo, mentre il puledro organizzava il suo respiro e infine si alzava. Era talmente grande e con le zampe inusualmente lunghe che si alzò sulle caviglie, la sua cartilagine era troppo debole per sostenere il suo peso. Ma anche allora, lo stalliere era felice del risultato, raccogliendo l’aspetto strano e preoccupante con un “lasciategli tempo, capirà cosa fare!”.

È assurdo, no? I protocolli nel mondo dell’allevamento animale per proteggere i cuccioli al momento della nascita – nessun estraneo, luci abbassate, libertà di movimento, ambiente familiare, cibo illimitato, silenzio rispettoso, niente interruzioni – sono eseguiti senza esitazioni perché altrimenti si causa “stress inspiegato” o improvvisa morte del cucciolo. Queste condizioni ben ponderate sono la norma, insieme a un’attenta osservazione che determini quando serve esperienze e tecnologia in caso di vera emergenza. Quando ci sono veterinari ai corsi preparto, iniziano sempre a sorridere e annuire quando racconto questa storia. In effetti, cosa ti diceva la mamma quando trovavi i gatti partorire nel cassetto? “Shhhhhh!” E perchè? Perchè la gatta potrebbe smettere di partorire. Questi sono fatti ovvi, fatti istintivamente ovvi persino, per ogni genere di animale!

Eppure, quali sono i fatti ovvi per un umano che partorisce non in una stalla, ma in una struttura ospedaliera moderna e avanzata? In molti casi, il contrario al 100%! Di solito, come minimo 12 estranei attraversano il mondo di una mamma in travaglio nelle sue prime 12 ore in ospedale – l’addetto alla sicurezza, il barelliere, la segretaria, il responsabile dell’ammissione, l’infermiera, il medico di turno, l’infermiera all’ammissione, quella di turno, quella che copre la pausa, il ginecologo e l’ostetrica con magari qualche studente, l’anestesista, il pediatra ecc. Le luci luminose della stanza dei controlli e della sala travaglio non sempre si possono abbassare. Le madri sono collegate a monitor e spostate in varie sale con suoni non familiari, fino a raggiungere una stanza speciale in un edificio normalmente deputato a curare malattie e traumi e che forse si è visitato una volta rapidamente quando va bene. Ricevono l’indicazione “assumere solo liquidi”. Sono esposte alle voci di altri intorno o devono interagire con chi le assiste durante le contrazioni e con interruzioni senza fine per tutto il tempo. Ma allora, ci capita mai che i cuccioli facciano esperienza di “stress improvviso”? Ma certo, e con una frequenza spaventosa! Eppure, stranamente, molte di queste interruzioni sono promosse come inconvenienti minori o necessari per proteggere il bambino.

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Stranamente, mentre i veterinari di solito devono giustificare gli interventi alla luce dei costi aggiuntivi e dei rischi associati con l’interferire con la natura, il personale che si occupa delle madri umane nel sistema medico è più spesso chiamato a giustificarsi per non aver fatto una certa cosa! Consideriamo gli alti tassi di induzione, epidurali, rottura artificale delle membrane, taglio immediato del cordone, cesarei, e la vigorosa battaglia necessaria per ottenere qualsiasi differenza di protocollo, soprattutto quando ha a che vedere col tempo (tempo per entrare in travaglio, tempo di dilatazione, per spingere, per tagliare il cordone o perché avvenga il bonding).

Recentemente ho visto straordinari membri dello staff infermieristico e ginecologi sacrificare le proprie reputazioni politiche e essere richiamati ufficialmente in reparto per nascite finite benissimo durante le quali avevano protetto il bisogno della mamma di avere privacy, o permesso un tempo di spinta più lungo visti gli ottimi segnali vitali o, durante un parto sano e normale, avevano seguito il proprio istinto e onorato le richieste della mamma di controllare il battito fetale a mano durante le spinte, anziché utilizzare quella cintura che la mamma considerava un grande disturbo. Gli interventi sono considerati come una protezione assoluta dalle cause legali nel settore dell’assistenza sanitaria, eppure contribuiscono in modo potente all’alto tasso di stress di madri e bambini!

A doctor holding a beautiful baby boy minutes after the birth.

Nell’allevamento animale, la prima linea di difesa per proteggere il nascituro è proteggere e conservare i bisogni nutrizionali e il comfort della femmina in travaglio. Nel caso delle nascite umane istituzionalizzate, invece, nonostante ci sia chiara evidenza a supporto del contrario, la norma è comportarsi come se i bisogni nutrizionali e il comfort della femmina in travaglio fossero al massimo affare del dipartimento del marketing e delle pubbliche relazioni!

È un affronto al buon senso che nella nostra società oggi abbiamo più considerazione dei bisogni al momento del parto di una cavalla, un barboncino e una mucca da latte rispetto a quelli dei nostri umani che nascono. A giudicare dagli alti tassi di stress fetale, meconio e problemi di allattamento, le conseguenze sono chiaramente devastanti per i nostri cuccioli. Proprio come sarebbe in grado di predire ogni bravo stalliere.

Questo post è la traduzione di un articolo scritto dall’Ostetrica Beth Barbeau nel 2007 per la rivista di Midwifery Today. Da 10 anni continua a essere una lettura di riferimento. Articolo originale qui. Traduzione libera nostra.
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