La fine dei capricci è vicina, parola di neuroscienziata

#FreshFromTheLab: Kathrin Cohen Kadosh ci parla di adolescenti ansiosi, regolamento emotivo e qualcosa di meraviglioso che si chiama fMRI-based neurofeedback.

Cosa? fMRI? Neurofeedback? Teen-agers ansiosi? E questo cosa centra con noi che fuori o dentro la pancia abbiamo a che fare comunque con bambini piccolissimi? E come esattamente metterebbe fine ai loro capricci*?

Quando Kathrin Cohen Kadosh ha presentato la sua ricerca -che Silvia, membro onorario del  CBCD (Centro per lo Sviluppo del Cervello e delle Cognizione) di Londra ha avuto la fortuna di ascoltare- si è capito molto bene cosa c’entrano i “capricci” dei nostri bambini con tutto il resto e quanto fondamentale e importante saperlo sia per noi genitori.

Ma procediamo per gradi e iniziamo da qualcosa che conosciamo bene: l’emozione.

Regolamento emotivo

Noi regoliamo le nostre emozioni quando siamo in grado di evitare che si impennino o crollino facendoci avere dei comportamenti svantaggiosi per noi. Se sei incinta, potresti aver notato che questa cosa sta diventando sempre più difficile: potrebbe capitarti di piangere inconsolabilmente (e questo sarebbe il comportamento non necessariamente desiderato) solo per una pubblicità dalla musica nostalgica (e la nostalgia sarebbe l’emozione che prende il sopravvento senza il tuo permesso).

Se hai bambini, ti sarai probabilmente accorta che per loro è ancora più difficile evitare che le emozioni prendano il sopravvento e il controllo sui loro comportamenti. Generalmente siamo abbastanza pazienti con questa cosa con i neonati per un paio d’anni, ma appena compiono 2 anni ci aspettiamo che sappiano controllare la loro reazione e smettere di urlare (comportamento) solo perché abbiamo dato lore la cocente delusione (emozione) di un bicchiere verde anziché giallo.

Il regolamento emotivo, invece, è qualcosa che non gestiamo affatto prima di essere adulti (e anche allora…!). E inoltre, difficoltà con il regolamento emotivo sono buoni predittori dell’ansia (articolo qui).

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Quindi, supportare i nostri figli mentre imparano a regolare le loro emozioni non è solo questione di risparmiarsi questa o quella situazione di capriccio imbarazzante in mezzo alla strada o al supermercato. Il regolamento emotivo ha un impatto sulla salute mentale dei nostri bambini (e anche sulla nostra)!

Kathrin Cohen Kadosh e la sua squadra stanno facendo un lavoro pazzesco alla ricerca di modi per supportare i bambini e i giovani adulti a migliorare il proprio regolamento emotivo. E qui è dove entra in gioco l’fMRI.

fMRI

La Risonanza Magnetica Funzionale (Functional Magnetic Resonance Imaging) ci permette di mappare e misurare quello che il cervello sta facendo senza…beh, senza aprire il cranio. E come fa?

Lo scanner MRI a un potentissimo elettromagnete (tipicamente 3 Tesla – 50mila volte più grande del campo magnetico della terra). Questo forte campo magnetico, fa allineare gli atomi che formano i nostri cervelli (e tutto il resto del corpo), che significa che quel loro minuscolo segnale magnetico si somma e noi possiamo misurarli.

Per misurare l’attività del cervello, possiamo usare una tecnica chiamata immagine BOLD Blood Oxygenation Level Dependent. Cioè: quando i neuroni sono più attivi, hanno bisogno di più ossigeno, che è trasportato dal sangue. Questo significa che se c’è più attività in un’area del cervello, ci sarà più sangue che fluisce lì. Le proprietà magnetiche del sangue sono diverse a seconda che stia trasportando ossigeno o no: quindi possiamo individuare quanto una specifica area del cervello sia al lavoro mentre chi è nello scanner fa (o anche solo pensa!!!) qualcosa.

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In base a loro ricerche precedenti, Kathrin e il suo team erano particolarmente interessati all’attività neurale nell’amigdala e nella corteccia pre-frontale dorso-laterale. Sapevano che una modalità “matura” di regolare le emozioni si riflette in una relativamente minore attività dell’amigdala e una relativamente maggiore attività della corteccia pre-frontale dorso-laterale.

Sarebbe stupendo se solo potessimo aiutare i bambini ansiosi a mostrare quel particolare pattern di attività più spesso! Vorrebbe dire aiutarli ad allenare un modo molto sano di usare il loro cervello, che potrebbe proteggerli proprio dalla loro ansia…

E questo è esattamente quello che Kathrin e la sua squadra hanno progettato di fare. Si sono imbarcati in questa missione, con il supporto di un’arma tecnologica speciale: il fmri-based Neurofeedback!

Neurofeedback

Per quanto pazzo possa sembrare, è possibile fare in modo che i partecipanti guardino e vedano la propria attività neurale grazie al fMRI-based Neurofeedback.

Come potete immaginare, è un’operazione piuttosto costosa, ma per fortuna ci sono organizzazioni fantastiche, come il BrainTrain consortium, che mirano proprio a finanziare studi come questi**.

Kathrin e la sua squadra hanno coinvolto i partecipanti mostrando un termometro che si alzava in risposta ai pattern di attivazione del cervello più maturi (quindi con più attività nella corteccia prefrontale dorsolaterale e meno nell’amigdala) e si abbassava in presenza di pattern meno maturi.

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Solo guardando queste schematizzazioni della propria attività neurale, i partecipanti possono fare “qualcosa per cambiarla. Non sanno spiegare esattamente come fanno, ma possono davvero far muovere il termometro su e giù.

Se un adolescente inquieto riesce a far salire il proprio termometro, significa che sta praticando un pattern di attività neurale che corrisponde a un regolamento emotivo più efficace.

E all’improvviso diventa evidente come tutto questo riguardi chiunque cerchi di migliorare il proprio regolamento emotivo. Quanto sarebbe bello e utile se questa ricerca potesse essere usata per contribuire a uno strumento  di intervento che le persone potessero usare per migliorare il proprio regolamento emotivo? I bambini di 7 anni ad esempio adorano il “neurofeedback”. Quanto sarebbe bello se potessimo migliorare i pattern connettivi mentre il cervello si sta sviluppando? E magari prevenire certi pattern controproducenti (come certe ansie) prima che diventino parte integrante delle abitudini?

In conclusione, dobbiamo confessare che il titolo di questo post forse è stato un po’ eccessivo e onestamente sospettiamo che i bambini continueranno ad avere i loro crolli emotivi (che sono probabilmente anche piuttosto utili!). Ma è meraviglioso che la scienza stia lavorando per rendere disponibili strumenti concreti per migliorare la salute mentale e il benessere dei bambini.

Per noi mamme, il messaggio è chiaro e tutto sommato di speranza: controllare i comportamenti in risposta alle forti emozioni non è una cosa che si impara in fretta. Il nostro esempio, la nostra connessione emotiva e la nostra comunicazione rispettosa sono gli strumenti a nostra disposizione, ma non è poco. Usiamoli con cura, pazienza e con passione!

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Getty Image
Post apparso originariamente su Baby-Brains.com e pubblicato dopo la revisione di Dr. Kathrin Cohen Kadosh.

*Ok, usiamo questa parola perché è utile al senso di questo post e la più inflazionata  del vocabolario italiano su questo tema. Ma vi diciamo anche che la detestiamo proprio!

**This research is funded by European Commission FP7 Braintrain grant (602186).

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