Di piccoli scimpanzé e grandi bisogni

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#FreshFromTheLab: La Professoressa Kim Bard ci racconta le sue avventure e scoperte con i piccoli scimpanzé.

È difficile scegliere cosa riportare del densissimo seminario di ieri al CBCD (Centro per lo Sviluppo del Cervello e delle Cognizione) di Londra, di cui Silvia è ora membro onorario e nostra inviata speciale a raccogliere le ultime ricerche fresche fresche di laboratorio.

La Prof. Kim Bard ci ha raccontato della sua ricerca decennale sullo sviluppo degli scimpanzé, proponendo un’interessante riflessione su quello che i piccoli primati ci possono insegnare sui nostri bambini. Abbiamo sentito storie di scimpanzé appena nati capaci di imitare gli umani che li accudivano (proprio come fanno i nostri bambini, come sa chi ha gia utilizzato l’app BabyBrains della nostra Neuroscienziata di famiglia, scaricabile -l’app, non la neuroscienziata!!-  gratuitamente sia per iPhone che per smartphone Android. Prova l’attività Nr 1 con il tuo neonato e torna a raccontarci…!). Storie di piccoli scimpanzé che si divertono un mondo a giocare a cucù (o Bau Bau Sette, come dicono le nonne trentine – e anche questo si trova nell’app – attività Nr. 20). Storie di piccoli scimpanzé che usano sorrisi e occhioni dolci per comunicare (prova l’attività Nr 21 dell’app per scoprire come i piccoli umani usano queste abilità).

Storie di come regole di socializzazione diversa possano influenzare il comportamento.

E visto che su quest’ultimo argomento non trovate un’attività nell’app, ve lo raccontiamo un po’ più in dettaglio qui.

Nel lontano 1994, la Prof Bard aveva pubblicato un articolo in cui sosteneva che gli scimpanzé non passano tanto tempo a guardarsi negli occhi. I suoi colleghi giapponesi però avevano osservato tutt’altro. Da bravi scienziati aperti e costantemente in cerca della verità (almeno quella piccola parte della Verità che possiamo capire) e non del prestigio personale, non sono andati a criticarla e smontarla: al contrario, hanno fatto squadra e hanno osservato in modo rigoroso i due gruppi di scimpanzé che sembravano così diversi. E hanno trovato che in effetti nei due gruppi la quantità di occhi-negli-occhi differiva quando i baby scimpanzé avevano 1 mese e anche 2 mesi e poi 3 mesi. La cosa più interessante che hanno scoperto, però, è che più le mamme coccolavano i loro piccoli, meno li guardavano negli occhi (leggi l’articolo qui): cioè, l’interazione occhi-negli-occhi era inversamente proporzionale a quella di coccole e carezze.

Questo è stato poi osservato anche con un gruppo di bambini… italiani per di più (leggi l’articolo qui)!

Meraviglioso sentire come la Professoressa Bard riconoscesse che certo! guardarsi negli occhi è associato allo scambio sociale, all’attenzione congiunta (vuoi scoprire bene cos’è? iscriviti a uno dei nostri corsi Il Post-Parto Positivo: BabyBrains!) e la cooperazione. Eppure dobbiamo stare attenti quando giudichiamo le differenze in cui diverse specie o culture esprimono il contatto reciproco. In altre parole, a volte una connessione tattile è più importante di una connessione di sguardi. E va bene così. Nessun bisogno di giudicare. Né gli scimpanzé. Né le altre mamme.

Quello su cui invece vale la pena di soffermarsi è che la qualità delle cure ricevute e l’umore del piccolo scimpanzé durante l’esperimento erano associate a maggiori attenzione congiunta e cooperazione.

E a questo punto volevamo tutti assolutamente sapere quali fossero queste meravigliose cure che rendevano lo sviluppo sociale degli scimpanzé più efficace.

La Professoressa Bard ci ha raccontato del suo Responsive Care Intervention, un metodo da lei ideato nel 1996 per supportare gli scimpanzé allevati nei nidi degli zoo quando le loro mamme non erano in grado di occuparsene. Il metodo si propone di curare in particolare le abilità sociali, l’indipendenza e lo sviluppo motorio ed è adattato a ciò che è considerato socialmente accettabile dagli scimpanzé. Consiste in 4 ore al giorno di interazione amorevole (!!!) con gli scimpanzé durante tutto il primo anno di vita.

I risultati hanno mostrato che gli scimpanzé sono ben felici di interagire socialmente, ad esempio facendosi fare il solletico, farsi pulire, o giocare a rincorrersi. Una volta imparati questi giochi durante i primi mesi di vita, i piccoli iniziano a ricercare attivamente queste interazioni, con gesti specifici, e infine si rivolgono anche ad altri membri della comunità per coinvolgerli nei giochi.

Quello che è forse ancora più affascinante per noi genitori di umani è che gli scimpanzé che ricevono le cure responsive della Professoressa Bard, crescono più felici ed equilibrati, mostrando meno comportamenti stereotipici e un umore positivo. L’elemento chiave, è che gli scimpanzé esposti alle interazioni amorevoli del metodo della professoressa Bard risultavano molto diversi dagli scimpanzé cresciuti in cattività tradizionale e presentavano caratteristiche molto simili agli scimpanzé cresciuti con le loro mamme.
Bard-brains-600x405Questo è risultato evidente non solo nel loro comportamento, ma anche nelle strutture dei loro cervelli! E questi scimpanzé hanno addirittura meno infezioni al tratto respiratorio superiore (articolo qui)!

Considerando che si tratta di un’altra specie, allevata in cattività e incoraggiata ad adottare comportamenti sociali da noi umani, dobbiamo certamente fare attenzione a non generalizzare.

Ma se l’interazione amorevole impatta così tanto i piccoli scimpanzé, è solo logico pensare che riguardi anche noi…altrettanto, se non di più. E forse, anche alla luce di queste ricerche se il buon senso non basta, qualche domanda su certe pratiche che stanno entrando in vigore in molti asili nido e materne, dove si predica e agisce in modo che i bambini si affezionino all’ambiente più che alle persone, dovremmo farcela.

Concediamoci di lasciarci ispirare da questa ricerca e godiamoci ogni coccola e interazione amorevole, che sia occhi negli occhi o tattile, con il pensiero che queste interazioni con i nostri piccoli non solo rispondono ai loro bisogni ma sembrano anche incoraggiarne lo sviluppo motorio, l’indipendenza e l’interazione sociale.

 

Post scritto originariamente per il blog di Babybrains.

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