Guardarsi negli occhi e onde cerebrali.

È sempre una grande gioia quando con strumenti precisi e misurabili uno scienziato (anzi, sarebbe meglio dire una scienziata, dato che per coincidenza sono spessissimo donne a firmare questi studi!) dimostra qualcosa che le mamme avevano sempre saputo. Dopo decenni di fraintendimenti e disinteresse verso il mondo dei neonati, gli ambienti scientifici hanno scoperto una passione per questo campo così ricco, denso e fondamentale. E chissà che, ora che sono oggetto di studi seri e scientifici, persino i neonati possano guadagnarsi un po’ del rispetto e della cura che molte persone mettono in così tanti altri aspetti della propria vita considerati sempre più urgenti e degni dei loro sforzi intellettuali di un neonato da cullare.

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L’ostetrica Giovanna e la doula Alessandra, al nostro laboratorio di formazione in Toscana. Sarebbe bello poter trasmettere tutta la densità di ironia, affetto e serietà che  la frase “La scienza e la magia si amano” ha assunto tra queste due donne e messo in circolo per tutte noi…

“La scienza e la magia si amano”, come ha detto scherzando Alessandra (oggi una delle nostre educatrici), è diventata la battuta tormentone della nostra scorsa formazione in Toscana. Beh, lo studio di cui parliamo oggi sembra proprio darle ragione!

Dopo aver parlato, solo pochi giorni fa, dello studio recente che ha dimostrato un collegamento tra coccole e benessere genetico, oggi parliamo di un’altra ricerca che, ancora una volta, dimostra quello che le mamme sanno da sempre: quando guardiamo negli occhi nostro figlio, accadono magie.

Victoria Leong e colleghi, del Baby-LINC Lab dell’Università di Cambridge, hanno visto con questo studio (sì proprio visto!) che quando un neonato e un adulto si guardano negli occhi, le loro onde cerebrali si sincronizzano. Questo crea quello che  chiamano un joint-networked state, che potremmo tradurre con uno stato di network congiunto: uno scambio di comunicazione più efficace e connesso tra le due parti.

Studi sulla comunicazione tra gli adulti hanno già dimostrato in passato che quando la comunicazione è efficace, si instaura una forte dipendenza temporale tra le attività neurali di chi parla e di chi ascolta. Ma fino a poco fa, nessuno si era mai chiesto cosa accadesse tra un neonato e un adulto. Si sapeva già che la vicinanza nella comunicazione tra un neonato e un adulto impatta il ritmo cardiaco e le emozioni di entrambi. Ma cosa succede nel cervello?

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Oggi sono andati a controllare… Questi ricercatori hanno visualizzato le onde cerebrali di bambini di pochi mesi di fronte ad adulti in video e di persona che comunicavano guardandoli negli occhi, tenendo la testa girata ma lo sguardo verso di loro o senza guardarli affatto. Il risultato punta verso una chiara direzione: la sincronizzazione neurale dei neonati aumenta in maniera netta quando la comunicazione avviene incontrando lo sguardo di un adulto! Persino di fronte a una persona che canta in video, il cervello del bambino reagisce diversamente quando quella persona guarda dritta in camera. Senza il filtro dello schermo, il risultato è amplificato e le onde del cervello del bambino sono ancora più sincronizzate con quelle dell’adulto.

Ma c’è di più. Quando gli sguardi si incontrano, i bambini emettono più suoni di quanto non facciano durante la stessa comunicazione di fronte a uno sguardo rivolto ad altro. Significa che incontrando lo sguardo dell’altro, non solo il loro cervello si mette in condizione di scambio comunicativo ottimale, ma anche il loro comportamento si adegua di conseguenza e il corpo mostra lo sforzo di comunicare con suoni e gesti.

Tradotto nel linguaggio che ogni mamma dalla notte dei tempi ha sempre parlato: “Quando guardiamo nostro figlio negli occhi, accade la magia. Lui ci ascolta. E gli viene voglia di comunicare con noi.”

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Da Murray & Andrews (2005), The Social Baby

Se a questo aggiungiamo che a poche ore di vita mostrano già più interesse per 3 puntini su un foglio secondo lo schema di un volto, rispetto agli stessi 3 puntini capovolti, forse ci viene persino un po’ di pelle d’oca. Perché quei piccoli cervelli, che quando escono dalla nostra pancia sono ancora in formazione, hanno ancora bisogno di noi per continuare a svilupparsi. E del nostro sguardo per potenziarne il cambiamento.

Magari, ripensando a quelle onde cerebrali che si coordinano, ci sarà più facile rimandare quello o quell’altro impegno senza troppi sensi di colpa. Per farci aiutare oggi abbiamo anche un’app: “Babybrains”, creata dalla nostra Silvia e scaricabile gratuitamente sia su iPhone che su smartphones Android. E l’attività proposta per la settimana 21 è proprio basata sulla sincronizzazione provocata dallo sguardo reciproco!

Quindi usiamolo sì, questo telefono, ma quando ci serve per supportare relazioni reali. Poi chiudiamolo pure in un cassetto, almeno qualche ora al giorno, e perdiamoci, ma veramente!, negli occhi del nostro bambino. Scopriremo che nessun innamorato della nostra adolescenza ci avrà mai guardato con tanto trasporto. Ma soprattutto, ricordiamoci che concedercelo è una cosa che facciamo per noi stesse, oltre che per lui: perché non è solo il cervello del bambino ad adattarsi al nostro, ma anche vice versa. In una danza di specchi che è lì apposta (grazie all’Ammasso Casuale di Atomi, a Dio o a Madre Natura, chi volete) perché nell’essere insieme, e proprio grazie a l’essere insieme, non solo il nostro bambino cresca al meglio…ma anche noi.

 

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