Coccole e genetica. Un nuovo studio.

Da quando c’è interesse accademico intorno a quei piccoli esseri che fino a poche manciate di anni fa restavano “cose da donne”; da quando questo interesse può nutrirsi di strumenti solidi e reali per indagare ambiti che fino a poche manciate di anni fa restavano impenetrabili (come ad esempio le neuroscienze, la genetica e la bio-chimica), le ricerche scientifiche sembrano correre in due direzioni parallele e costanti: da una parte, smantellando accuratamente una massima parte dei costrutti culturali che almeno dagli anni ’50 in poi hanno caratterizzato le usanze (mediche e sociali) con i neonati. Dall’altra, offrendo evidenza scientifica a supporto di quello che un istinto materno medio, non eccessivamente disattivato da un’emancipazione che aveva sbagliato mira,  già sapeva e già faceva.

È di pochi giorni fa la pubblicazione di uno studio della University of British Columbia e BC Children’s Hospital Research Institute che dimostra una cosa tanto banale quanto meravigliosa: ai bambini, essere coccolati fa bene! E, si dirà, già lo sapevamo. Ma…

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Image by Jenna Norman

Questa volta questi scienziati sono andati oltre: loro non ci stanno dicendo che ai bambini il contatto fa bene a livello emotivo. Non stanno esplorando il lato psicologico. No, questa volta sono andati a guardare dentro il DNA, in particolare allo sviluppo epigenetico. Cosa vuol dire?

È ormai cosa nota che il nostro patrimonio genetico non è il risultato di una somma di fattori tout court. Non sono “Un po’ di geni da parte di mamma + Un po’ di geni da parte di papà” a sommarsi formando il bagaglio con cui il nostro corpo va nella vita. Oggi si sa che, a partire dalla gravidanza e per tutta la vita, parte di questi geni si esprimerà o meno a seconda dell’influenza di fattori ambientali. E oggi ci rivelano che uno di questi fattori che impatta l’espressione di alcuni geni è il contatto ricevuto nei primi mesi!

Sara R. Moore (sarà davvero un caso che tutte queste ricerche, come quella di cui abbiamo parlato qui, siano guidate da scienziati donne?) e i suoi colleghi hanno studiato 94 neonati, registrando meticolosamente quanto contatto fisico ricevessero nei primi mesi di vita.  Quattro anni dopo (quattro anni!), sono andati a investigare il DNA presente nella saliva di questi bambini. Il risultato è stato sorprendente: c’erano alcune differenze consistenti tra il DNA dei bambini che avevano avuto una prima infanzia più stressante e con minore contatto e il DNA di quelli più fortunati. Queste differenze sono relative a diverse zone del DNA: una di queste è collegata a un gene che influenza il sistema immunitario e un’altra a un gene coinvolto nel metabolismo.

Cioè, stiamo dicendo che il benessere derivato dall’essere coccolato è legato a come il bambino si difenderà dalle malattie e processerà la vita? Esattamente.

Inoltre, i bambini esposti a un minore contatto hanno rivelato di avere un’età epigenetica inferiore alla propria età biologica: in altri studi, questa discrepanza è stata associata a problemi di salute.

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Image by Jenna Norman

Finalmente non sembra più così sdolcinato pensare che ogni coccola che facciamo ai nostri figli lasci un segno. Non solo (e basterebbe) sulla relazione con lui. Non solo (e basterebbe) sul benessere di tutta la famiglia. Non solo (e basterebbe) perché semplicemente ne abbiamo voglia. No sembra proprio lasci anche un segno fisico sul suo bagaglio genetico, su quella parte di lui che si occuperà del suo sistema immunitario e del suo metabolismo. E su chissà cos’altro che la ricerca deve ancora indagare.

Certamente i ricercatori avranno un gran da fare a replicare e approfondire questi risultati: prima di tutto si dovrà accertare che sono proprio le coccole a causare i cambiamenti nell’espressione genetica. È infatti ancora plausibile pensare ad esempio che ci sia un terzo fattore (chissà quale!) che causa un aumento nella voglia di farsi le coccole e anche una migliore salute. Quello che non è più plausibile pensare è che le coccole possano viziare un neonato. O che sia una buona idea separare madre e figlio nelle ore/giorni/settimane dopo la nascita.

Per la prima volta, uno studio scientifico ci indica chiaramente che il semplice gesto di una coccola e il contatto, nei primi tempi di vita, è strettamente legato a caratteristiche genetiche positive a lungo termine.

Con buona pace di tante nonne, zie e vicine di casa. Con buona pace delle tate della nanna e dei loro metodi. Con buona pace degli ospedali dove lo skin-to-skin è ancora considerato un protocollo o neppure dato per scontato.

Quella con i nostri figli è una relazione che passa dal corpo -di tutti!- per un periodo molto più lungo della gravidanza. Contatto e presenza non sono protocolli né metodi: sono l’unica cosa che ha il potere di costruire una relazione reale, in cui mamma e bambino si scoprono a vicenda. Imparano a conoscersi e comunicare. E mettono i primi mattoncini di una vita: non solo come relazione, ma come carne che cresce. Scientifico e reale come un gene di DNA.

 

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