Compiti delle vacanze per mamme in attesa e neomamme

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Qui a Londra l’estate arriva sempre tardi, che le scuole a metà luglio sono ancora aperte. A volte non arriva proprio, sotto un cielo che non sembra aver registrato l’informazione che Novembre è lontano. Noi ci portiamo sotto pelle l’infanzia di estati italiane, e quando finalmente arriva il momento di partire sappiamo solo che vogliamo farla entrare anche sotto la pelle dei nostri bambini. Veniamo da due piccole città, Como e Trento, che negli anni dell’adolescenza non avremmo mai considerato altro che basi noiose da cui scappare. Oggi sono invece la base a cui tornare, una fuga e un privilegio per chi abita qui dove l’estate non arriva mai davvero.

Per noi estate vuol dire una cosa sola. Che il nostro bambino sia dentro o fuori dalla pancia, cambia poco. Che abbia 2 giorni, 6 mesi, 4 o 9 anni. Estate vuol dire: FARE SPAZIO.

Spazio al tempo. Un tempo che sia lento. Certo alcune di noi continuano a lavorare, e non sempre è facile ritagliare lentezza solo perché il calendario ci dice che è estate. Eppure facciamolo: anche solo dieci minuti con più calma la mattina. L’estate è fatta apposta per ricordarci di rallentare, dilatare il tempo e fare spazio a chi lo attraversa.

Spazio vuoto. Che è poi l’etimologia della vacanza. Piccoli, appena nati, si stancano con poco. Musica, aria, persone sono stimoli che li affaticano. Lasciamo che sia una vacanza vera anche per loro. Vacanza dal caos, vacanza dal chiacchiericcio inutile. Almeno per qualche giorno, doniamo a loro -e anche a noi stesse- quella calma del vuoto che ha più bisogno di spegnere il telefono che non di essere su un’isola tropicale.

Spazio al bello. In qualsiasi modo lo intendiamo. Esponiamoli a qualcosa di bello. Lo sappiamo, sul litorale abbondano le Baby Dance, che non aiutano mai ad educare il gusto. A volte serve uno sforzo. A volte basta la spontaneità di semplicemente fermarsi.

Spazio alle emozioni. All’esprimerle. Al sentirsi ascoltati senza dover arrivare al pianto disperato. Al sentirle, lasciarle salire e riconoscerle. Cosí spesso si sentono chiamare “capricci” quelli che a fine giornata non sono altro che legittime proteste di un mondo interiore che, sballottato tra ritmi e stimoli da adulti, semplicemente erompe per non aver avuto altro spazio.

Spazio ai loro sguardi, alla loro percezione del mondo. Che i nostri figli siano dentro o fuori dalla pancia, l’estate è quel momento dell’anno in cui la luce e il calore filtrano in modo del tutto unico. Concediamo loro lo spazio di guardarlo e vederlo dal loro punto di vista. Abbassiamoci con loro sull’ombra di quel filo d’erba che ondeggia e che è molto più eccitante del mini club della baita.

Correre via… dover arrivare… lo faremo più tardi.

Il nostro compito è uno solo: fare spazio.

Buona estate!

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