ATTACCAMENTO (pt. 2): COSA VUOL DIRE DAVVERO?

Le pratiche e la scienza

Continuiamo qui la traduzione dell’articolo di Diana Divecha apparso su Developmental Science qualche mese fa. Dopo aver introdotto i fraintendimenti che caratterizzano il sentire comune in materia di alto contatto (vedi qui), la puntata di oggi di oggi si focalizza sul significato primo dell’espressione “attaccamento” (attachment in inglese), impiegata inizialmente da John Bowlby e Mary Ainsworth negli anni Trenta e susseguentemente popolarizzata dalla famiglia Sears. 

Buona continuazione!

***

C’é confusione rispetto al significato di “alto contatto”. Recentemente, i Searses erano stati influenzati dal concetto di “continuum”, un approccio “naturale” alla genitorialitá ispirato dalle pratiche indigene di indossare o tenere in braccio i bambini per la gran parte del tempo. Anche questa era stata una reazione al consiglio di trattare i bambini in maniera più pragmatica. Non c’è dubbio che il contatto pelle a pelle, il tenere in braccio e assicurare la vicinanza fisica sono tutte cose positive per il bambino, nei primi mesi di vita quando il suo sistema fisiologico si stabilizza e organizza.

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Diversi studi mostrano che questa pratica può ridurre il pianto nei primi mesi. Ma ai fini dell’attaccamento, ciò che conta è sempre lo stato d’animo di chi si prende cura del bambino e del suo essere o meno sintonizzato con lui: la persona é calma o stressata? é coinvolta e attenta a cogliere i segnali del bambino?

Nonostante i Searses incoraggino scelte equilibrate, alcuni genitori interpretano in maniera erronea la prescrizione della vicinanza come la necessità di una costante vicinanza fisica da assicurare al bambino, ció puó portare ogni genitore a vivere uno stato di stress. “C’è una differenza tra un attaccamento “stretto” e uno sicuro”  spiega Sroufe. “Un attaccamento stretto, insieme per tutto il tempo, potrebbe sfociare in un attaccamento ansioso”.

Cosa dire invece della reattività emotiva? Anche questo atteggiamento – benchè corretto – ha il suo lato negativo. Sicuramente tutti gli scienziati dello sviluppo incoraggiano la reattività emotiva da parte di chi si prende cura dei bambini: il meccanismo di “botta e risposta” tra genitore e figlio è fondamentale per lo sviluppo del cervello, lo sviluppo cognitivo e emotivo, il sistema di regolazione dello stress del bambino. Ma anche i genitori ben intenzionati possono diventare eccessivamente reattivi – o permissivi – nella convinzione che tutte le richieste del bambino vadano soddisfatte. Se ciò è appropriato per i bambini nel primo semestre dell’anno di vita, i bambini piccoli e i bambini più grandi beneficiano invece dei limiti – adeguati all’età – se imposti con calore e amore. D’altra parte, alcuni genitori temono di non riuscire a dare abbastanza ai loro figli visti i tanti impegni. Questi genitori possono essere confortati dal fatto che, anche nell’ambito di un attaccamento sicuro, i genitori sono davvero sintonizzati con il loro bambino solo il 30% del tempo circa.

Ció che è importante, dicono i ricercatori, è che il bambino sviluppi una fiducia generale alla quale -chi si prende cura di lui – risponderà soddisfando le sue esigenze e riparerá ad eventuali mancanze che, qualora dovessero verificarsi, il bambino stesso sará in grado di sollecitare. Fintanto che colui che si prende cura del bambino assicura questo tipo di interazione, il meccanismo “risposta/mancanza/risposta” permetterá al bambino stesso di vivere la situazione ideale per sviluppare in maniera sana sia la fiducia che la capacità di richiesta del bisogno.

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Qual è la visione scientifica dell’attaccamento?

La nozione scientifica di attaccamento ha le sue radici nell’opera di uno psichiatra inglese di nome John Bowlby che, negli anni ’30, ha iniziato a lavorare con i bambini con problemi emotivi. La maggior parte dei professionisti dell’epoca aveva la convinzione freudiana che i bambini sono principalmente motivati ​​da elementi come la fame, l’aggressività e la sessualità, e per niente condizionati dall’ambiente circostante. Tuttavia, Bowlby notò che la maggior parte dei bambini che aveva in cura non aveva ricevuto affetto e aveva vissuto l’assenza o una presenza discontinua da parte di chi si prendeva cura di loro. Anche se il suo supervisore gli impediva di parlare con le madri di quei bambini, egli affermó che le esperienze familiari erano importanti e nel 1944 ne scrisse a partire dalle osservazioni dei 44 ragazzi che aveva in cura. Nello stesso periodo, in America, lo psicologo Harry Harlow arrivava alle stesse conclusioni attraverso i suoi affascinanti studi sui cuccioli di scimmie che oltre al cibo chiedevano affetto alle loro madri.

Bowlby continuó i suoi studi osservando i bambini separati dai loro genitori: gli orfani o coloro che erano stati ricoverati in ospedale. Capí quindi che la primaria fonte di cura (lui si concentrò sulle madri) era una sorta di “organizzatore psichico” di cui il bambino ha bisogno, soprattutto in certi momenti, per svilupparsi adeguatamente. Affermò quindi che, per crescere mentalmente sano, “il neonato e il bambino debbano sperimentare una relazione calda, intima e continua con la madre (o chi la sostituisce in maniera permanente) in cui entrambi trovano soddisfazione e piacere”.

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Ma la figura di attaccamento non deve necessariamente essere la madre o addirittura un genitore. Secondo Bowlby, i bambini formano una “piccola gerarchia di attaccamenti”. Questo ha senso da un punto di vista evolutivo: il numero delle persone deve essere esiguo poiché attraverso l’attaccamento il bambino struttura emozioni e comportamenti, e avere troppe figure di riferimento creerebbe confusione; tuttavia avere più di una figura garantisce sempre la sicurezza al bambino nei momenti in cui c’é bisogno. Si crea perciò una sorta di gerarchia, poichè quando il bambino ha bisogno di sicurezza non ha tempo per analizzare i pro o contro di una persona particolare e deve automaticamente rivolgersi alla persona già determinata e in grado di dargli conforto. La ricerca mostra che i bambini che hanno un attaccamento sicuro con almeno un adulto traggono alti benefici. I neonati possono creare legami di attaccamento con i fratelli più grandi, i padri, i nonni, altri parenti, un adulto speciale ma esterno alla famiglia e persino con babysitter. Tuttavia, ci sarà sempre una gerarchia, e in circostanze normali, un genitore è di solito in cima.

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…continua. Scoprite i diversi stili di attaccamento nella prossima puntata!

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