Di serie TV, credenze sul parto e quindi… parti atroci

Avete presente quelle fantastiche serate in cui si guadagna faticosamente il divano, magari (ma non ditelo alle nostre nonne) con un piatto di pasta in bilico sulle ginocchia e si chiude fuori la giornata con una bella serie TV o un film demenziale?

Ogni tanto ci vuole, diciamocelo.

Quello su cui forse non ci siamo mai fermate a riflettere, pero’, e’ che quello stesso cervello che si sta mettendo in stand-by dopo la lunga giornata reclamando un po’ di sano e meritato riposo, non si spegne mica del tutto. Riposa, si’, ma fa anche un’altra cosa. Fa quello che fa sempre e costantemente ogni giorno della nostra vita: raccoglie informazioni. Le prende, senza neanche selezionarle più di tanto (soprattutto quando arrivano in formato di immagine) e va a conservarle in quell’incredibile e infinito deposito di informazioni che e’ il nostro subconscio, preparandosi ad attingervi e ad usarle quando sara’ il momento buono. Come del resto sanno bene tutti gli operatori di qualsiasi agenzia pubblicitaria.

“E questo perche’ avrebbe a che fare con il mio parto?”, ti starai giustamente chiedendo. Questo ha molto a che fare con il tuo parto, perché con pochissime eccezioni i travagli e i parti che appaiono normalmente nei film sono l’esatto opposto di un parto positivo. Sono parti patologici. Ipermedicalizzati. E se fosse solo un problema di sceneggiatura chisseneimporta.

Ma hanno parlato profondamente al tuo cervello.

I parti sullo schermo sono quasi sempre emergenze. O comunque vissuti di corsa: le acque si rompono e la macchina parte sgommando.

Sono parti assurdi. Gestiti male e vissuti peggio.

Tutti invariabilmente urlati nel modo meno istintivo e meno efficace: sedute sulla schiena, con la voce strillata verso l’alto e l’esterno, e mani, occhi e bocca tesi se non serrati.

C’e’ passata anche Rachel di Friends: rigorosamente sulla schiena con le ginocchia piegate.

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E Hugh Grant ha prestato la sua invariabile espressione tra l’innamorato e il perplesso a uno di questi parti disfunzionali. Leiunknown entrava in ospedale urlando spinta di corsa su una sedia a rotelle.

Ognuna di noi ha visto questo tipo di scene fin da tempi non sospetti: quando l’idea di avere un figlio apparteneva al futuro remoto di un’eta’ adulta che sarebbe arrivata, ma non subito. Quando, a maggior ragione, il nostro cervello raccoglieva informazioni. Le abbiamo prese e messe la’ sotto, dove teniamo le scorte per il futuro, senza metterle in discussione, quasi senza vederle.

Quello che non sapevamo, e’ che a quel database avremmo continuato ad attingere nei mesi e negli anni futuri. E quelle immagini di parto andavano a stratificarsi sopra ai racconti delle nostre mamme, uscite con molta probabilità direttamente dalle mani dell’ostetricia aggressiva degli anni 80. b2c88cc0c1be9a853d470ef4f4f4cb2c

Alcune di noi oggi, davanti a certe scene, forse (soprattutto se vi siete lette tutto il nostro blog!:-) avrebbero la prontezza -intesa sia come rapidità che come preparazione- per dirsi “Ma no, e’ un modo di vedere il parto sensazionalista e antiquato”.

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Ma noi che abbiamo visto Feobe Buffay partorire che avevamo poco più di 20 anni, come potevamo saperlo? (Due meriti agli sceneggiatori di Friends vanno comunque riconosciuti: stanno mostrando tre gemelli nascere per via naturale. E Foebe ha portato avanti una gravidanza per altri gratuitamente per il fratello, risparmiandoci l’orrore, l’insulto e l’aberrazione dell’utero in affitto.)

Sedute sul nostro divano a goderci una serata relax, ci siamo immedesimate in Come-Si-Chiama? di Grey’s Anatomy, con i suoi piedi educatamente infilati nelle staffe. Tutti medici in quella serie, tanto per scolpire l’immagine ancora più a fondo e con più autorevolezza nella nostra mente e memoria.

Tutto questo sembra sciocco, e invece sta li’: primo mattone di un muro di cemento davanti a noi stesse, alle nostre pance e ai nostri bambini.

Perche’ con le immagini il nostro cervello non scherza.

Se lo abbiamo visto mille volte lo abbiamo assorbito come normale. La conseguenza pratica e’ che non troveremo oltraggioso che ci si chieda di stenderci su un lettino e alzare le gambe. Se lo abbiamo assorbito come normale, penseremo che urlare sia necessario, stringere i pugni sensato e sprecare fiato e energie circondate da 4 persone con la luce accesa perfettamente, appunto, normale.

Certo il parto dell’orrore fa più audience. Lo spettatore medio se non si addormenta gira canale, davanti alla calma e alla potente lentezza di un parto dolce. Gli unici che hanno da sempre ritmi talmente lunghi (3 puntate per dirsi “Sono tornato”) da potersi permettere di trasmettere le immagini di un parto in casa, con tanto di doula e ostetrica privata, sono stati gli autori di Beautiful. Noi, lo confessiamo, la abbiamo visto per anni, e ci siamo perse la nascita dolce dell’ultima nata di casa Forrester! (Che poi e’ figlia o nipote di Ridge, non abbiamo ancora capito?)

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Chissà se girando la puntata erano consapevoli di stare dando un contributo importante all’urgente compito di cambiare il modo in cui guardiamo, vediamo e viviamo le nascite dei nostri bambini?

Perche’ quello si’ che e’ davvero urgente.

Le parole sono importanti, ve lo abbiamo gia’ detto qui, e le immagini ancora di piu’.

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