COSA SA UN NEONATO?

Il neonato non è un mini-adulto che non funziona bene, ma un essere intelligente e competente.

Per secoli si è pensato che la mente del neonato fosse una “tabula rasa”, un foglio bianco sul quale genitori, maestri e ambiente scrivessero la storia del bambino. Quest’idea resa famosa dal filosofo John Locke (1632-1704) ha avuto molto successo nel corso dei secoli. Nelle prime decadi del Ventesimo Secolo, gli psicologi behavioristi presero questo approccio molto sul serio e John Watson arrivò a proclamare: “Datemi una dozzina di bambini di sana e robusta costituzione e un ambiente organizzato secondo miei specifici principi , vi garantisco che sarò in grado di farne un medico, un avvocato, un artista, un imprenditore, un delinquente.”

L’idea estrema della tabula rasa prevede che il modo in cui una persona si sviluppa dipenda interamente dall’esperienza (o “cultura”), mentre alla genetica (o “natura”) non viene assegnato nessun ruolo.

Ovviamente oggi nessuno si azzarderebbe a sostenere una cosa del genere. Ogni genitore di due o piu figli può confermere che c’è qualcosa dentro quelle piccole testoline che fa reagire ognuno dei nostri piccoli in modo unico. Un bebè adora il rumore della lavastoviglie, mentre l’altro impazzisce se solo la sente da lontano. Una bambina a sei anni non si separa da noi senza una coccola e un bacio, suo fratello si dimentica di salutarci quando lo lasciamo al nido. Un figlio vuole ascoltare storie, l’altra si interessa solo alle costruzioni.

Nel suo video per TED (è in inglese, ma vale la pena di guardarsi almeno i primi due minuti e gli ultimi cinque), il controverso psicologo Stephen Pinker offre molti spunti di riflessione e un modo di pensare all’importanza relativa di genetica e ambiente (altrimenti conosciuto come questione natura-cultura) nell’educazione dei bambini.

Nonostante noi oggi sappiamo che la mente dei neonati non è una tabula rasa, molti ancora cadono nella trappola di pensare alla percezione del bambino come quello che il filosofo e psicologo William James (anno 1842) ha definito “blooming, buzzing confusion” e che che si traduce più o meno come “un gran casino”. La maggior parte dei genitori non vede l’ora che il proprio neonato cresca e inizi a “capire”, “fare” e “interagire”.

Ed è anche comprensibile: in effetti un neonato può sembrare passivo. Se lo guardi nella sua culla, non è esattamente come guardare un film di James Bond, giusto?

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“Se tu solo sapessi quello che so io!” Foto di Alessandra Gerardi

Sbagliato!

Guarda ancora.

Impara come e cosa guardare. Impara ad interpretare i segnali. Guarda meglio.
Quello che sta succedendo nel cervello di tuo figlio in questo momento supera ogni immaginazione. Il tuo bebè, agli scienziati dell’Agenzia Spaziale Europea, gli fa un baffo
(ne abbiamo parlato in un post precedente)! Sí, hai capito bene, il tuo bambino ha già imparato un sacco di cose e l’ha fatto ad una velocità che noi adulti ci possiamo solo sognare. Alcune delle sensazioni ed emozioni che il tuo piccolo ha vissuto in utero sono rimaste impresse nel suo cervello, che le ha elaborate e oggi le usa per guidare il suo comportamento.

Il feto impara dalle sensazioni

Studi su apprendimento e memoria prenatale mostrano che il feto apprende dai sensi durante la gravidanza. Il feto ascolta e riconosce suoni e, dopo un po’… si annoia (cioè, insomma, il termine tecnico è abituazione). E uno si può annoiare solo se si ricorda di aver già vissuto una certa esperienza, no?

Una volta uscito dall’utero invece, il bambino troverà conforto negli stimuli che già conosce . Questi rappresentano uno dei pochi elementi di continuità fra la vita prima e dopo il parto.

Ecco perchè allora il neonato preferisce la voce della propria madre (l’unica che abbia sentito “da dentro” per nove mesi) a tutte le altre, si diverte ad ascoltare sequenze musicali a cui è stato esposto ripetutatmente durante la gravidanza, apprezza particolarmente i gusti degli alimenti che la mamma ha consumato in gravidanza, e l’odore della mamma è la sua droga (ne abbiamo parlato anche qui).

L’apprendimento prenatale non si manifesta solo attraverso preferenze, ma anche attraverso comportamenti spontanei. Ad esempio, lo sapevate che i neonati piangono “in lingue diverse”?? I neonati francesi piangono seguendo un melodia crescente, mentre i bambini tedeschi seguono una melodia discendente. E questo è consistente con le caratteristiche melodiche della lingua parlata dai  loro genitori (ecco l’articolo originale).

Il feto impara dalle esperienze

Ma c’è di più: il neonato sembra poter imparare addirittura da un’esperienza unica vissuta dalla madre. Le indicazioni che questo sia il caso sono particolarmente convincenti quando si tratta di esperienze traumatiche. Uno studio condotto dopo all’attacco alle Torri Gemelle ce lo dimostra con straziante intensità.

C’erano 1700 donne incinte nelle vicinanze del World Trade Centre l’Undici Settembre 2001, e molte di loro svilupparono un Disturbo da Stress Post-Traumatico (DPTS, per saperne di più, leggi qui).

Rachel Yehuda e i suoi colleghi ci indicano che le mamme con sintomi da DPTS hanno bambini più vulnerabili a sviluppare lo stesso disturbo. Questo significa che quello che il feto ha vissuto in utero ha un impatto su come il bambino risponde al suo ambiente dopo la nascita.

Come Annie Murphie suggerisce in nel suo video per TED, questa potrebbe essere una risposta molto utile all’adattamento, che prepara il bambino per l’ecosistema nel quale nasce. (Anche questo video è in inglese, ma vale troppo la pena di guardarlo, almeno dal quattordicesimo minuto in poi!)
Riassumendo, la mente del neonato è tutto fuori che una “tabula rasa”, la sua percezione non è solo “un gran casino” e il suo comportamento non è guidato interamente da caso e coincidente.

Impara a guardare più da vicino, ascoltare più attentamente e prestare attenzione ai piccoli dettagli preziosi (possiamo aiutarti in questo percorso: abbiamo un manuale in traduzione! Contattaci per prenotarne una copia).

Ti cambierà la vita: all’improvviso ti ritroverai a condividere la tua casa con un esserino incredibilmente intelligente, competente, divertente e cooperativo. Il tuo bambolotto da vestire, cambiare e far addormentare si trasformerà instantaneamente in una persona meravigliosa, con la quale spassarsela e collaborare alla risoluzione di eventuali problemi.

Goditi le meraviglie che già ti racconta!

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Illustrazione di Fumi Yamamoto

Questo post è stato scritto originariamente per baby-brains.com

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