Come farsi domande più furbe di “Dorme tutta la notte?”

Per la maggior parte di noi genitori, arriva il momento in cui il nostro benessere e quello del nostro bambino sembrano essere incompatibili. Sembra di avere soltanto la possibilità di scegliere fra due circoli viziosi:

  • Circolo Vizioso Numero 1: rispondo ai bisogni di mio figlio e accetto di soffrire di carenza cronica di sonno, con effetti nefasti per tutta la famiglia
  • Circolo Vizioso Numero 2: non rispondo alle richieste di mio figlio e le deprivo del conforto di cui ha bisogno, compromettendo la sua fiducia in me, con effetti nefasti per tutta la famiglia

Quando ci troviamo di fronte a queste due opzioni, ci viene naturale di cercare gli esperti che possano guidarci sulla Retta Via, e ci salvino dalla selva oscura in cui la nostra esperienza di genitore si sta trasformando. E li troviamo. Ne troviamo tantissimi. Non si contano gli esperti pronti a mostrarci La Retta Via e insegnarci a far dormire il nostro bambino come si deve in modo facile e veloce. Ogni esperto ci propone la sua versione della sola e unica Retta Via, e cosi ci ritroviamo a scegliere non più fra due circoli viziosi, ma fra un milione di “partiti genitoriali”. Iniziamo a porci domande del tipo: “Ma io sono per o contro il metodo Estville?” “Sono un genitore ad alto contatto?” “Sono una mamma tigre?” “Sono un papà- chioccia?”

L’unico modo per uscire da questo labirinto di domande inutili e dannose è semplice: dimentichiamo una volta per tutte la nozione che, in campo di genitorialità, ci sia una Retta Via, un metodo che funziona per tutti e risolve i problemi di ogni famiglia in modo facile e veloce. Concentriamo i nostri sforzi piuttosto verso la scoperta graduale della Nostra Strada, unica ed irripetibile, faticosa e fantastica.

Per poterlo fare, dobbiamo armarci di conoscenza (niente scorciatoie: fatti veri. Scienza) e di coraggio (niente saggezza di seconda mano: sbagliando si impara. Esperienza)

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Nanna: un po’ di scienza

Ci sono due aspetti del funzionamento e sviluppo cerebrali che possono aiutarci a scegliere in modo informato e consapevole come vogliamo comportarci rispetto alla nanna: 1) Cosa ricordano i bambini? 2) Come si impara a dormire?

In questo post proviamo a riassumere gli aspetti più importanti in entrambi i campi.

La memoria dei Bambini

I primi tre anni di vita non si ricordano, ma neppure si dimenticano (abbiamo parlato di amnesia infantile in un altro post). Fin dalla nascita, le esperienze che si ripetono regolarmente diventano abitudini ed iniziano a formare la base per le nostre aspettative. Se ogni volta che un bambino piange, qualcuno risponde ai suoi richiami, riconosce il disagio e si dedica a risolvere il problema, il bambino inizierà a trovare questo procedimento normale e ad aspettarsi che una catena di eventi simile a questa segua ogni sua espressione di disagio.

babys-brain

In altre parole, le interazioni ripetute (i modi abituali che abbiamo di stare insieme) non solo danno forma alla nostra relazione, ma contribuiscono anche a formare la personcina che si sta gia’ sviluppando nel nostro bébé. Queste prime abitudini sono l’inizio di una sorta di “libretto delle istruzioni” per la vita, che il bambino usera’ per sempre. Possiamo immaginarne i capitoli:

  1. Cosa fare quando hai paura
  2. Cosa fare quando sei stanco
  3. Cosa aspettarsi dalle persone
  4. Come esprimere amore
  5. Come ottenere quello che si vuole.

… e così via, con tutte le strategie che usiamo ogni giorno per navigare la nostra vita.

Non ce ne rendiamo quasi mai conto, ma è da quando siamo nati che usiamo un libretto delle istruzioni (aggiornato ogni notte) di questo tipo. Quindi se ti chiedi perché non sei mai capace di chiedere aiuto prima che sia troppo tardi, o di fidarti di chi ti vuole bene, la risposta è probabilmente lì dentro (il nome scientifico del libretto di istruzioni è memoria procedurale).

Riassumendo, nonostante i primi tre anni di vita non si ricordino, le interazioni ripetute si consolideranno in abitudini implicite e aspettative. Il bambino non ne sarà consapevole, ma esse lo influenzeranno per tutta la vita.

Imparare a dormire

Abbiamo la tendenza di pensare che dormire tutta la notte sia una tappa fondamentale nello sviluppo del bambino. È la prima cosa che ogni sconosciuto ci chiede sul nostro neonato, e il bambino che non abbia ancora raggiunto questa meta è, più o meno esplicitamente, considerato capriccioso e/o viziato. In ogni caso un problema. Ma forse è il caso di riconsiderare.

Le vere tappe di sviluppo naturali sono raggiunte quando un bambino impara a fare azioni per le quali il suo cervello è programmato. Sorridere, rotolare, gattonare e camminare sono esempi di abilità che un bambino sano e libero di svilupparsi acquisirà inevitabilmente. I genitori tuttalpiù accompagnano e incoraggiano lo svolgersi naturale degli eventi.

Dormire tutta la notte non fa parte di questa categoria di azioni per le quali siamo naturalmente programmati. Dormire tutta la notte è un’abilità legata alla nostra cultura, così come leggere, scrivere e guidare un’automobile. È solo da pochi anni che in Occidente abbiamo adottato l’abitudine di dormire tutta la notte (spesso in camere separate) e lavorare tutto il giorno. Questo non vuol dire che sia una cosa negativa. Al contrario, imparare a dormire tutta la notte è utilissimo sia al bambino che a tutta la sua famiglia. Ma è qualcosa che va imparato con tempo e sforzo. È improbabile che succeda da sè.

In realtà, anche noi adulti ci svegliamo alla fine di ogni ciclo del sonno, che dura circa 90 minuti (se siete interessati, leggete qui). Quello che il bambino deve imparare non è a dormire tutta la notte, ma a riaddormentarsi alla fine di ogni ciclo. Il modo in cui un bambino può apprendere a farlo dipende dalle circostanze in cui cresce.

Se il bambino di solito dorme in una caverna, con un fuoco all’entrata e il resto della tribù sdraiata intorno, queste saranno le condizioni che gli permetteranno di riaddormentarsi serenamente. (Se invece il fuoco è spento, sarà opportuno rimanere svegli e adottare altre strategie per sopravvivere). Se il bambino dorme da solo nella sua stanza, nel buio completo, in una culla con un peluche, questi diventeranno i segnali per potersi riaddormentare pacificamente. (Se invece la porta è aperta e si sentono urla, sarà opportuno rimanere svegli e dare l’allarme urlando).

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Tenendo presente tutto questo, è importante non dimenticare che la priorità del bambino (purtroppo per noi) non è il sonno ma la sopravvivenza: il bambino farà tutto il possibile per ricevere la quantità di nutrimento e contatto di cui ha bisogno per sentirsi sicuro e protetto. Ha bisogno di sapere che è al sicuro prima di potersi dedicare all’apprendimento di altre cose utili (come dormire la notte per essere più attivo di giorno… e per avere dei genitori più pazienti e simpatici!). Come un bambino più grande deve essere capace di stare seduto ad un tavolo prima di poter cominciare a esercitarsi a scrivere, così un bébé deve prima di tutto sentirsi sicuro prima di iniziare ad imparare a dormire tutta la notte.

Purtroppo per noi, dal punto di vista del piccolo, stare da soli in una stanza buia non aiuta a fornire né il nutrimento né il senso di sicurezza necessari per lasciarsi andare. Quindi, la transizione dalla prima fase, in cui i genitori rispondono ad ogni singolo movimento del neonato per assicurarne la sopravvivenza, alla seconda fase, in cui il bambino acquisisce lentamente e gradualmente autonomia, è meno armoniosa di quello che ci piacerebbe sperare.

Riassumendo, dormire tutta la notte è una capacità che va acquisita con sforzo e pazienza. Nella nostra cultura, la maggior parte di noi deve imparare a fare la nanna in circostanze che non sono ideali a facilitare un apprendimento graduale dell’autonomia notturna. Quindi aiutiamo i nostri bambini ad imparare questa cosa difficile, informandoci, osservando e accompagnandoli passo passo.

Questo non ci toglierà le notti interrotte, ma ci toglierà la rabbia, la frustrazione e la sensazione di star facendo qualcosa di sbagliato se il nostro bambino richiede attenzione di notte.

In fondo, siamo genitori di notte come di giorno.

E chissà, magari con tutta questa energia positiva nell’aria, il bambino si addormenterà prima.

 

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4 thoughts on “Come farsi domande più furbe di “Dorme tutta la notte?”

  1. Ma quindi quali sono i consigli per insegnare ai nostri bimbi a riaddormentarsi? È un problema che sto cercando di risolvere ma troppi opinioni diverse a riguardo.. help!!

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    1. Cara Francesca, grazie di aver condiviso questa domanda che tutti i genitori ad un certo punto si fanno. La risposta e: Non ascoltare che cosa ti consigliano gli altri. Piuttosto impara ad OSSERVARE bene tuo figlio.
      Cerca di capire le cose seguenti:
      1. Perche non dorme
      2. Cosa sei disposta a dare tu e su cosa non puoi permetterti di fare compromessi?
      3. Che tipo di supporto hai.
      Sembra semplice, ma gia capire queste cose ti fara accendere qualche lampadina, vedrai. Se ti serve aiuto, prova a tenere un diario della nanna per 1 settimana o due (contatta silvia@baby-brains.com se vuoi una copia di un diario preparato per questo scopo).
      Una volta che hai la risposta (o meglio la tua migliore risposta… che andra poi verificata con l’esperienza) puo fare le seguenti cose:
      1) Proponi una risposta al bisogno di tuo figlio (Ha bisogno di muoversi di più? E troppo stimolato da rumori di sottofondo come televisione, radio…? Ha paura di stare lontano da te? …)
      2) “Metti giù i tuoi paletti”. Alcuni esempi, ma veramente solo esempi sono questi “Ok posso rinunciare al box per fare in modo che il bambino si muova di più. Pero solo fra le 10 di mattina e le 16 del pomeriggio, altrimenti non riesco a pulire come voglio”; ” Ok posso spegnere la televisione dalle 18 in poi. Pero prima la tengo accesa perche mi fa compagnia”; “Ok posso farti più coccole durante il giorno, pero la notte no”. (Nota che io non ho personalmente fatto nessuna di queste cose. Gli esempi servono a capire il tipo di ragionamento, non a dare direttive sul cosa fare!)
      3. Usa gli aiuti che hai!!! Se hai un partner, dividetevi i compiti in modo chiaro, se hai una mamma/zia/suocera a disposizione, approffittane!! Osa chiedere l’aiuto di cui hai bisogno! E la cosa migliore che puoi fare per te, per il tuo bambino… e anche per la persona che ti aiuta!!

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  2. Trovo questo articolo interessante perché contiene dei contenuti sui quali mi baso per il mio lavoro di consulente del sonno dei bambini. Ma oltrr al fatto che non trovo un nome e cognome di chi ha scritto, trovo una contraddizione fastidiosa. Nell’articolo si suggerisce ai genitori di non affidarsi ad esperti o di non ascoltare gli altri ma in realtà chi scrive l’articolo dà poi indicazioni e riferimenti precisi. Trovo più corretto essere espliciti nel descrivere il proprio approccio sul tema in modo che poi il genitore liberamente scelga se affidarsi o meno a quel determinato professionista nel caso in cui senta il bisogno di un aiuto esterno. Molti genitori da soli non riescono a trovare la soluzione alle loro difficoltà perché troppo immersi nella loro situazione e nel loro modo di affrontarle. Condivido comunque il suggerimento di fidarsi un pò di più di se stesse.
    Serena Costa psicologa dell’infanzia

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    1. Cara Dott.ssa Costa, grazie del Suo commento che ci incoraggia nel nostro percorso di informazione (e non convincimento) dei genitori.
      Prima di tutto, sveliamo la nostra identità: siamo Silvia e Cecilia, le fondatrici de IL PARTO POSITIVO (https://ilpartopositivo.com/cose-il-parto-positivo/) In che senso le è sembrato che dessimo istruzioni precise? L’ascolto di sé stessi, l’osservazione del bambino e lo studio di quello che la scienza ci dice in materia sono le sole tre “pratiche prescritte”. Non c’è soluzione proposta a tutti, ma incoraggiamento a mettersi al timone. In merito ai professionisti, pensiamo che il genitore possa capire di che professionista ha bisogno solo quando ha capito dove sta secondo lui “lo scoglio” che non riesce a superare con il bambino. In ogni caso il genitore non delega la risoluzione del problema, ma si fa aiutare da uno specialista. In questo senso, i professionisti sono un aiuto meraviglioso per i genitori. Speriamo che questo commento possa chiarire eventuali fraintendimenti e la ringraziamo per il suo contributo.

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