Intervista con l’ostetrica: Giornata Internazionale delle Ostetriche.

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Il 5 Maggio è la Giornata Internazionale delle Ostetriche. Ne parliamo con l’ostetrica Isa Rota che ci racconta come si stanno preparano le ostetriche italiane. Con la grinta che queste professioniste stanno mettendo per cambiare il modo in cui i bambini italiani vengono accolti al mondo.

5 maggio: Giornata Internazionale delle Ostetriche. Come si preparano a festeggiarla le ostetriche italiane?

Le ostetriche italiane si stanno preparando a festeggiarla creando un’unione che, fino ad ora, non si era mai vista. Ci stiamo infatti unendo, in tutta la Penisola, per organizzare eventi in diverse città. Un filo comune unirà tutte quel giorno: il rosso, lo slogan #ostetricheperledonneorapiuchemai e una camminata attraverso le vie cittadine, alle 17 circa del 5 maggio. Molte ostetriche stanno preparando workshops e appuntamenti davvero interessanti, come quelli di Novi Ligure e Agrigento, dove si parlerà  anche di VBAC (parto vaginale dopo cesareo) o di Milano, dove, con la magnifica cornice del Castello Sforzesco, si potranno seguire i laboratori  di canto carnatico, o approfondimenti sul pap-test. Gli argomenti trattati sono davvero molteplici. Per chi volesse approfondire il rimando è alla pagina Facebook Ostetriche: Donne per Donne  oppure direttamente alla discussione dell’evento.

Si dice “il mondo dell’ostetricia è in fermento”. Cosa succede?

Le donne sono consapevoli dei loro diritti e sono stanche di subire, come se fossero incapaci di capire. Vogliono essere informate e vogliono poter scegliere. Le ostetriche sono quasi tutte donne e, alla motivazione legata all’esser donne, si somma quella di essere professioniste dotate delle conoscenze e del riconoscimento legale, per poter essere le referenti della salute femminile in tutte le età e non solo in sala parto, come normato dal DM 740/94. In un momento in cui nel nostro paese la medicalizzazione ha raggiunto livelli inaccettabili, dove i politici discutono di ben 32 DDL relativi alla gravidanza (senza chiedere né alle donne, né alle ostetriche che cosa ne pensino), tra cui il DDL proposto dalla deputata Binetti (che vorrebbe rendere obbligatoria una specie di fascia, da posizionare sull’addome delle partorienti, per il monitoraggio in continuo e per effettuare una specie di manovra che, secondo i sostenitori, sarebbe utile durante la fase espulsiva, perché simulerebbe una Kristeller – il ginecologo effettua una spinta sulla pancia della donna, per far uscire a forza il neonato… rischiando effetti collaterali non indifferenti), ostetriche e donne unite più che mai, vogliono dare un segnale forte agli organi di governo, alle istituzioni, alla dirigenza del sistema salute rispetto alle competenze ed alle responsabilità dell’ostetrica nell’ambito delle cure offerte alla donna, al neonato in ospedale, nel territorio e come libera professionista.  Il senso di tutto questo è  far capire chi siamo e cosa facciamo, perché troppo spesso capita che le donne incontrino l’ ostetrica solo in sala parto, mentre è molto importante che ciò avvenga molto prima, per evitare una medicalizzazione inutile e spesso eccessiva.

L’Inghilterra ha appena approvato un rimborso pubblico di 3000£ alle mamme che desiderano partorire in casa. Ci sono cambiamenti legislativi in vista anche in italia?

Al momento attuale, purtroppo, no. Nonostante sia ormai assodato che il parto a casa sia auspicabile, per tutte quelle donne che rispondono a determinati criteri fisiologici, solo poche Regioni rimborsano parzialmente la spesa sostenuta.  Ci sono evidenze scientifiche chiare, ma in Italia solo lo 0,4% (fonte CEDAP 2008) dei parti avviene in casa, contro il 33% dell’Olanda ed è veramente difficile abbattere l’opinione consolidata che l’ospedale sia più sicuro.

Le donne italiane in attesa, generalmente, pensano come primo interlocutore al loro ginecologo. Non tutte conoscono il tipo di supporto che possono avere da un’ostetrica. È una questione culturale? Di informazione?

Ambedue le cose. Da una parte la visione dell’ostetrica legata all’idea che sia una persona non idonea e che il ginecologo sia meglio, dall’altra, come dicevo sopra, il fatto che dell’ostetrica si ignora addirittura l’esistenza, fino a quando si arriva in sala parto. Eppure l’ostetrica nasce come colei che, dopo un percorso di studi universitari e l’abilitazione ad esercitare, si occupa della donna durante la gravidanza normale (o a basso rischio). Il supporto di un’ostetrica è fondamentale, soprattutto quando segue la donna dall’inizio della gravidanza, infatti gli studi effettuati mostrano che si riducono il numero di molti interventi non necessari, dagli esami alle  manovre  sulle donne, al taglio cesareo (ricordo che l’Italia è uno dei paesi con il maggior numero di cesarei e questo non dipende certo da una popolazione meno sana che nel resto dell’Europa…).  Il ginecologo è un medico e, in quanto tale, ha un approccio diverso, specifico per la cura delle malattie e bisognerebbe tenerne conto. Non si va dal medico, se non si è malati…

Il ruolo dell’ostetrica: come cambia -se cambia- il modo in cui assistete una donna in travaglio in ospedale, casa maternità, a domicilio?

Sicuramente l’assistenza cambia. In ospedale ci sono protocolli (sono come leggi per gli operatori) da seguire e spesso non c’è sufficiente tempo da dedicare ad una donna, l’ostetrica si ritrova, a volte, a dover seguire più donne, mai viste prima, in contemporanea. Ben difficilmente l’assistenza sarà personalizzata. Inoltre, spesso c’è un via vai di gente nella sala parto, che di certo non crea il clima sereno necessario per il parto. Addirittura, alcune cliniche universitarie, fanno firmare un consenso in cui è specificato che i tirocinanti saranno autorizzati ad entrare nella stanza dove la donna è in travaglio, ad osservare e a visitare… Aiutare una donna a lasciarsi andare in un clima del genere è veramente difficile.

L’assistenza a domicilio è completamente differente. Anzitutto la donna conosce da mesi le “sue” ostetriche, ha già avuto modo di chiarire i suoi dubbi e le sue necessità e si è creato un clima di fiducia e serenità. A domicilio la donna è libera di muoversi nei suoi spazi, circondata dalla sua famiglia, sceglie come mettersi, quando dormire, quando mangiare, se entrare in vasca o se stare fuori, sempre sotto l’occhio vigile, ma discreto, delle professioniste che ha scelto, pronte ad intervenire o riconoscere quando è il caso di accompagnare la donna in ospedale, se necessario. A casa difficilmente ci si lacera, perché non si usa nulla per accelerare il parto, non si fanno manovre inappropriate: il corpo materno ha tutto il tempo necessario per adattarsi alla meraviglia del parto ed il feto procede lungo il canale del parto, senza forzature. Infine, dopo il parto, madre e figlio non vengono separati, ma restano insieme, perché non c’è l’urgenza di visitare un neonato sano. La donna, inoltre viene subito sostenuta per l’allattamento e sarà seguita sempre dalle stesse ostetriche, nel periodo del puerperio, che, contestualmente, si occuperanno anche del neonato, per valutarne la crescita, nel primo mese. Sicuramente un approccio di questo tipo è maggiormente olistico e le cure sono umanizzate, su misura.

La casa maternità potrebbe essere definita come una via di mezzo.

Puoi dire una cosa a tutte le mamme in attesa, cosa vuoi dire?

Vi invito ad essere con noi il 5 maggio, perché sarà un’occasione per conoscere quali sono  i  possibili servizi alla maternità e alla salute della donna, che producono migliori esiti di salute materno-infantile e anche per discutere dei DDL in esame al Governo.  Vi chiedo di collaborare con le ostetriche, richiedendo a gran voce la tutela della vostra Salute, attraverso l’utilizzo di modelli virtuosi e di comprovata efficacia, come l’assistenza one-to-one.

Noi indosseremo una maglietta rossa e vi aspettiamo, con qualcosa di rosso indosso, per trascorrere insieme una giornata nel segno dell’unione, della consapevolezza sempre più crescente dei vostri diritti e delle vostre capacità, per rappresentare la forza del cambiamento.

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