Peter Pan (che non è mica un libro per bambini)

cecilia antolini

A casa mi prendono in giro, e ne hanno ben donde. Il sabato sera ci facciamo pizza e film, e quando tocca a Peter Pan, il che capita ossessivamente spesso perché ai bambini si sa piace ripetere, io mi commuovo ogni volta. Ogni singola volta. Mi entra sempre dentro quel sorriso sospirato con cui il padre chiude il film: “Che strano, ho l’impressione di averlo visto anch’io quel vascello…tanto tempo fa…quando ero bambino.” Mi fa pensare al mio papà, di cui persino mia figlia un giorno mi ha detto che ancora sa cosa vuol dire essere un bambino. (Testualmente: “Siamo stati tutti bambini ma poi crescendo molti se lo dimenticano.” “Molti mamma, ma non il nonno Guido.”)

Tra i film Disney resta senz’altro uno dei miei preferiti, ha sacrificato meno poesia di altri lungometraggi alle necessità del grande schermo.
L’originale però è un piccolo capolavoro di delicatezza terribile, molto più stratificata della vulgata Disney, e vale la pena leggerlo da adulti.

Parla di bambini, certo: dell’essere bambini prima ancora che del rimanere bambini. Ma parla anche, e in buona parte, del suo tragico negativo, dello smettere di essere bambini. A parte Peter Pan, che lo resta eternamente, sono due i gruppi di coloro che smettono di essere bambini, e il libro è dedicato con uguale dolcezza a entrambi. Ci sono gli adulti, ovviamente, nell’inevitabilità del crescere che porta molti a dimenticare come si vola: genitori distratti che non sanno più raccontare storie. Ragazzi ormai cresciuti dei quali quindi non vale più la pena di parlare so it scarcely worth while saying anything more about them. Donne non più abili nel gestire le emozioni: Wendy was grown up. You need to be sorry for her. (…) She did not know how to comfort him, though she could have done it so easily once. She was only a woman now. Era solo una donna ora. Altri cresciuti nella patetica essenza dei luoghi comuni: come Spugna, I know not why he was so infinetely pathetic, unless it were because he was so pathetically unaware of itO pirati crudeli, infelici e rancorosi, che -come pensa Wendy- avrebbero molto bisogno di una mamma, condannati ad essere inseguiti dal ticchettio dentro al coccodrillo. L’orologio, si sa, prima o poi smetterà di funzionare lasciando campo libero a fauci silenziose e definitive.
Ma, tristemente, non solo gli adulti smettono di essere bambini.  Ci sono anche i morti bambini, la cui presenza (o per meglio dire assenza) torna con esplicita atrocità fin dalle prime pagine. Con l’incanto e la poesia del genio, Barrie ci parla della morte del bambino: nel ventre materno, in ospedale, caduto giù fuori dal passeggino. Aborto, malattia, incidente.
Peter Pan ha a che fare con la morte e Barrie è esplicito nel primo capitolo: There were odd stories about him; as that when children died he went part of the way with them, so that they should not be frightened. C’erano strane storie su di lui; come che, alla morte dei bambini, lui facesse parte della strada con loro, perché non avessero paura.
Quasi ogni pagina nasconde almeno una riga perfetta e densissima, dissimulata sotto la storia innocua ed eterna della magia del mondo bambino.

Peter Pan è in fondo un trattato molto consapevole sull’infanzia, di cui illumina con grande poesia aspetti simbolici ed essenziali: Everything just as it should be, you see. Off we skip like the most heartless things in the world, which is what children are, but so attractive; and we have an entirely selfish time; and then when we have need of special attention we nobly return for it, confident that we will be embraced instead of smacked. 
Sul potere profondo e meraviglioso, centrale nel libro, della parola e della presenza di una Mamma, una vera Mamma, come fa dire a Wendy, si è dovuto soffermare persino Walt Disney, che pure ha scremato quasi tutto il resto. Nel libro la Mamma è protagonista silente, ambivalente, magica e potentissima. ‘The game’s over’ Hook cried ‘the boys have found a mother’. Con il gioco di Wendy che fa da mamma a tutti, Barrie, serissimo, muove moltissime corde della maternità. Wendy è il lato infantile eppure vivo della mamma, dà voce persino a quel momento di innegabile sollievo che tutte conosciamo quando la giornata dei figli è finita: Then, as she expressed it, she had a breathing time for herself. 

L’altra mamma del libro è quella dei ragazzi, colei che non chiude mai la finestra perché fiduciosa attende il ritorno. E’ la mamma vera, a cui Barrie regala sentimenti maestosi condensati in poche righe. La mamma che si tiene dieci giorni di infelicità perché per evitarli dovrebbe togliere 10 minuti di gioia ai propri figli.

L’infanzia è gioco, certamente, ma Barrie sa bene quanto serio questo gioco sia. Il bambino è descritto nel suo spirito, che è onesto e innocente, prima ancora e molto più che allegro e spensierato. Almeno finché non incontri noi adulti, con le nostre vigliaccate.

Peter Pan non è un libro per bambini. E’ una stringente arringa a difesa dei bambini: un monito e un imperativo, eternamente necessario, ad ogni adulto, genitore e non, a trattare i bambini come piccole persone, non piccole bestie. ‘George, Nana (il cane bambinaia) is a treasure’ ‘No doubt, but I have an uneasy feeling at times that she looks upon the children as puppies.’ ‘Oh no dear, I feel sure she knows they have souls.’ E Barrie non parla certo di religione, ma di anima in senso di spirito vitale e creativo. Pan è una figura minore della mitologia greca, spirito naturale e selvaggio che tutto pervade e che Barrie non sceglie certo a caso.
Le pagine in cui Uncino si concentra sulla buona forma come l’unica cosa che importi sono di una densità pedagogica che un post così non può approfondire. Good form! However much he may have degenerated he still knew that his is all that really matters. 

Peter Pan è un J’accuse poetico ma non per questo meno severo a quanti pensino che mentire ai bambini sia innocuo, quanti li perseguitino in forme violente e quanti lo facciano, ed è ancora più grave perché meno controllabile e più subdolo, nella forma dell’educazione e della disciplina che bada alla forma e non alle emozioni.
Peter Pan è un appello per l’enorme responsabilità e il dovere di rispettare l’infanzia, in senso radicale e completo, perché sia sempre, ovunque e per sempre -e non a caso sono le ultime tre parole del libro- gaia, innocente e spensierata.

Questo post partecipa al Venerdì del libro di Homemademamma.

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3 thoughts on “Peter Pan (che non è mica un libro per bambini)

  1. Ho apprezzato molto questa analisi, per altro incentrata su uno dei miei libri preferiti, che a volte rileggo in silenzio, da sola, per non dimenticare. Un libro e un film che hanno unito me e mio padre: anche lui non è mai cresciuto, per molti versi. Da bambina gli dicevo sempre che era il mio Peter e io la sua Wendy. Davvero un’analisi attenta e lucida, ma anche molto romantica, con citazioni che quasi mi hanno commosso.

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