EDUCHIAMOCI AD EDUCARLI

Quattro ragioni per cui abbiamo tutti bisogno di educazione genitoriale.

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Un bambino a un corso Babybrains™

Sono sempre più numerosi i genitori che scelgono di istruirsi sullo sviluppo cognitivo dei loro figli. Perchè ciò che era considerata un’abilità innata si è trasformata in una straziante battaglia per la maggior parte dei genitori d’oggi? Perchè sentiamo di aver bisogno di educazione parentale?

Non è solo una questione di depressione post parto (anche se in effetti un po’ di educazione aiuta a ridurre pure quella).

Non è solo una questione di fare in modo che i nostri figli vadano meglio a scuola (anche se in effetti la capacità di produrre lavoro di qualità li può aiutare ad avere successo nella vita, indipendentemente da come ognuno decide di definire questa parola tanto amata e tanto temuta).

Ci sono quattro ragioni fondamentali per cui al giorno d’oggi nessun genitore dovrebbe rinunciare a un minimo di educazione sullo sviluppo cognitivo dei suoi figli.

  1. Abbiamo perso “il Villaggio”.

Come recita l’antico proverbio nigeriano “Ci vuole un villaggio per crescere un bambino”. Ma oggi le famiglie crescono per la maggior parte isolate dal resto della società.

Per come l’essere umano si è evoluto, i bambini fino all’età di 3-4 anni sono a loro agio in compagnia dei loro genitori nel contesto di un gruppo sociale più ampio: per millenni, gruppi di madri e figli hanno condiviso i loro momenti di lavoro e di riposo. Tutti i bambini conoscevano bene tutti gli adulti e vice versa. Se una mamma doveva andare a fare pipì dietro un cespuglio, suo figlio probabilmente nemmeno si accorgeva: i suoi coetanei si occupavano di intrattenerlo, le altre donne lo proteggevano in caso di pericolo, e finiva lì.

parental education in action
Mamme e bambini imparano insieme a Babybrains™

Oggi invece, quando scegliamo di stare assieme ai nostri figli (prendendo congedo di maternità, congedo non retribuito o lasciando il nostro datore di lavoro), tipicamente ci ritoviamo intrappolate in casa con i nostri bambini per la maggior parte del giorno. Non c’è da stupirsi se i bambini sviluppano un’ossessione per la madre. Non c’è da stupirsi se le madri sviluppano un’ossessione per i bambini. (E da queste ossessioni segue il terribile corollario dell’impossibilità di utilizzare le toilettes in intimità).

Gestire queste ossessioni è una delle sfide più ardue che i genitori d’oggi devono quotidianamente affronatre.

La soluzione probabilmente non sta nel ritornare a una società di cacciatori/raccoglitori. Il nostro stile di vita ha dei vantaggi ai quali sarebbe triste rinunciare (un buon libro, un buon film, skype, viaggaire nel mondo intero…), ma conoscere un po’ meglio i meccanismi della “mammosità” permetterebbe ai genitori di

  1. interpretarla meglio
  2. modificare l’ambiente e le abitudini della famiglia in modo tale da amplificare i benefici di stare assieme e ridurne i disagi. La prima cosa da fare per ogni genitore a tempo pieno sarebbe quella di ricreare “il Villaggio”: basta un po’ di organizzazione e di flessibilità e si può passare la maggior parte della giornata in compagnia di altri adulti e bambini… con ottimi risultati per tutti.

2. I consigli dei nostri genitori sono spesso sorpassati.

Con la rivoluzione industriale, anche la vita familiare é stata rivoluzionata. Usanze che si erano evolute per millenni sono state smesse all’improvviso a causa dei fantastici progressi scientifici e igienici portati dal progresso.

Pratiche come il parto ospedalizzato, l’allattamento artificiale, l’uso dei nidi, la scolarizzazione di massa sono state adottate entusiasticamente per i loro ovvi vantaggi in termini di sopravvivenza e di praticità.

Ma troppo spesso, per far sopravvivere mamma e bambino, abbiamo dimenticato che potevamo farli prosperare. Per far “riposare la mamma”, abbiamo messo i bastoni fra le ruote a quel magico legame chimico con il suo bambino che le avrebbe messo le ali ai piedi. Per offrire un’educazione a tutti i bamini, abbiamo trascurato l’individualità del gioioso processo dell’apprendimento. E si potrebbe continuare con una miriade di esempi nei quali l’industrializzazione della famiglia ha finito per complicare la vita piuttosto che renderla più semplice.

Questo non vuol dire che non stiamo meglio oggi che 150 anni fa. Né che non siamo infinitamente grati ai nostri genitori e nonni  per averci dato il meglio che potevano, sulla base di quello che sapevano e possedevano. Ma questa gratitudine non deve per forza bloccare il progresso. Possiamo costruire su tutto quello che i nostri genitori ci hanno passato. Possiamo fare il prossimo passo avanti nella storia.

THANK YOU DADDY
Grazie papà per avermi resa quella che sono oggi.

3. La conoscenza è disponibile e accessibile a tutti

Quello che l’Uomo del 2016 sa fare meglio di qulunque suo antenato è cercare informazioni ed assorbirle. Prima di comprare uno spazzolino da denti andiamo in internet, studiamo i suoi pro e i suoi contro, cerchiamo il rivenditore più conveniente e infine prendiamo la nostra bella decisione informata.

Perchè non fare lo stesso quando si tratta di una cosa importante come lo sviluppo cognitivo del proprio bambino? Perché delegare il tutto a un ginecologo, un pediatra e un maestro?

I giornali di psicologia e neuroscienza straripano di informazioni su come si sviluppa il cervello dalla concezione in poi: negli ultimi cinquanta anni gli scienziati hanno scoperto tantissimo su cosa un cervello sia capace o meno di fare ad ogni età. Gli scienziati oggi ci possono dire come offrire le informazioni ai nostri piccoli in modo che esse siano processate in modo facile, veloce e piacevole. Perchè fare gli struzzi e non informarsi?

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Da “Buchi e Bruchi” di G. Tessaro

4. La genitorialità importa

Si potrebbe pensare che come si educano i bambini nei primi anni di vita non conti più di tanto. Meglio risparmiare soldi ed energie per quando saranno al Liceo e all’Universita, vero? FALSO!

Come si vede nell’immagine qui sotto, la capacità del cervello di assorbire informazioni in diversi campi cognitivi raggiunge il suo picco prima dei quattro anni di età del bambino. Durante i primi quattro anni  si pongono le basi per il resto della vita intellettiva e affettiva della persona. Come in cemento fresco, si lasciano impronte che durano una vita. Sono i genitori a fare la differenza: ginecologi, pediatri e maestri sono solo (utili) comparse.

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Da www.youtube.com/watch?v=M89VFIk4D-s

Per concludere, sentiamo il bisogno di educazione genitoriale… semplicemente perchè ce l’abbiamo.

Dobbiamo usare la conoscenza scientifica per compensare la mancanza di supporto (del “Villaggio”) e per mediare fra il nostro cervello che si evolve lentamente e la nostra società  che progredisce velocemente. Appropriarci di questa conoscenza è l’investimento ad alto impatto più importante che possiamo fare per aumentare le probabilità di felicità, realizzazione e successo dei nostri bambini. E le nostre.

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