A tutte le nostre madri, imperfette, rabbiose, insopportabili, magnifiche. (cit.)

 

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Uno dice “fantasy” e la metà di noi storce il naso, dichiara candidamente di non essere un appassionato del genere o semplicemente (e comprensibilmente) non spreca il poco tempo che riesce a ritagliare per i libri su storie di orchi, elfi e draghi verdi. Lo capiamo.E però…che peccato perdersi le cose belle per un preconcetto. Un po’ come perdersi un parto dolce perché non si immagina neanche sia possibile ottenerlo. 🙂

Prima medico chirurgo, poi psicoterapeuta, volontaria in Etiopia:  Silvana de Mari non è una donna qualunque.

Con quella sua scrittura affilata e delicatissima, le parole scelte con cura e quei suoi personaggi resi vivi nei dettagli più rotondi. Presenti come persone incontrate davvero: di quelli che a libro finito si sente la mancanza come di amici partiti troppo in fretta.

Contrabbandati dietro una storia epica, che attraversa i secoli di una terra fantastica, scandita dal clamore delle battaglie nella più classica lotta tra il bene e il male, scivolano temi classici e enormi. Sotto, in trasparenza, senza una sola riga retorica o moraleggiante, ci sono riferimenti storici e politici precisi, che come accade solo in casi rari e preziosi si astraggono completamente da storia e politica per diventare vicende squisitamente umane. Nel senso più radicale, profondo e significativo. Che ci riguarda tutti.

Certo c’è il ricordo dolente delle stelle di David nel giallo che vestono gli elfi perseguitati, ma il dolore di quel popolo va oltre: precipita in dolore e ingiustizia per antonomasia, che valgono per tutti e tutti coinvolgono.

Certo c’è l’eco degli atti terroristici più biechi e spietati, quelli che coinvolgono i bambini, nel modo spregiudicato con cui gli orchi combattono le loro guerre ottuse; ma, di nuovo, il racconto si astrae da quelli che sono i noti casi di cronaca concreti, per parlare della struttura umana che li regge. La mente umana che si declina lungo crudeltà differenti e sempre tiene in vita un male tanto inspiegabile quanto, apparentemente, invincibile.

Soprattutto, ed è quello che ce l’ha fatta amare, dietro i personaggi classici del fantasy, dietro elfi, orchi e uomin
i sempre meno magici, c’è la descrizione dei rapporti umani più importanti: da quello tra fratelli a quello tra amanti, con un riguardo particolare e dolcissimo per quello tra genitori e figli.

C’è una consapevolezza certo anche professionale per le dinamiche psichiche con cui madri e padri accompagnano, quando non gettano, i loro figli nel mondo. La psicoterapeuta fa capolino, solida e fondata, dietro descrizioni e dialoghi scritti con una penna magistrale, eppure mai, neppure in una riga, toglie luce o leggerezza alla storia.

Tutta la saga è in fondo, ancora e soprattutto, un inventario accurato dei mali dell’anima; quelli ereditati e ereditari, quelli inspiegabili e quelli più comuni. Mai banali. E insieme ai mali, certo, tutti i beni, le ricchezze e le felicità cui anime sane, o anche solo curate, sanno dare vita.

Tutta la poesia e la bellezza per cui semplicemente vale sempre la pena.
Il primo volume, “L’ultimo elfo”, è in realtà un libro per ragazzi, pensato proprio come un “passaggio dal fiabesco al fantasy”. Per un adulto resta godibilissimo e veloce, non essenziale a comprendere la storia eppure fondamentale per godersela davvero. Gli altri 5 sono decisamente libri per lettori più cresciuti: i temi sono spessi, i toni a tratti cupi, la loro meraviglia tonda e matura.

Riassumerli è impossibile, oltre che inutile: ridurli all’intreccio è un torto che non meritano. Leggeteli, fateli leggere, e raccontateli ai vostri bambini.silvana de mari

Questo post partecipa al Venerdì del libro.

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