SIAMO TUTTI GENITORI MODELLO.

Il primo compito del genitore è produrre un comportamento degno di essere copiato

cerbiatto piccolo

I Piccoli d’uomo sono gli unici a venire al mondo così vulnerabili.

Alla nascita, i cerbiatti si reggono sulle gambe. Quando le uova deposte sulla spiaggia dalle mamme tartarughe si schiudono, la tartarughine percorrono da sole i lunghi metri che le separano dalla sicurezza del mare. Le vipere mettono al mondo piccoli già completamente autonomi.

I nostri neonati invece sono quanto di più vulnerabile e incompetente si possa immaginare. E allora com’è possibile che, nel corso dell’evoluzione, l’Uomo abbia avuto tanto successo? Com’è possibile che degli esseri incapaci per anni e anni di provvedere a se stessi abbiano avuto un successo tale che oggi minacciano la sopravvivenza stessa del loro ambiente naturale?

Il fatto è che nella vulnerabilità dei nostri neonati sta tutta la potenzialità del genere umano… e tutta l’importanza del ruolo dei genitori.

Il piccolo d’uomo viene al mondo con un cervello ampiamente immaturo, con la potenzialità di acquisire competenze cruciali alla sua sopravvivenza e riproduzione per quasi 20 anni (sì, il cervello – in particolare il lobo frontale –  continua a maturare fino a dopo l’adolescenza!). Questo gli dà un vantaggio fenomenale rispetto a tutte le altre specie: la sua conoscenza e le sue abilità possono essere modellate dall’ambiente in cui vive.

Consideriamo un esempio la differenza fra un bambino nato nel deserto della Namibia e un bambino nato nel gelo polare dell’Alaska.

bambino himba

Il bambino nato in Namibia, in una tribu di nomadi Himba, imparerà fin dalla nascita a sopportare il grande calore, a vivere in continuo movimento, a distinguere il particolare guizzo dello scorpione sulla sabbia. Il bambino nato in una tribù eschimese in Alaska imparerà a sopportare il grande freddo, ad essere amico dei lupi e a distinguere i segni nascosti di una tempesta di neve imminente.

bambino inuit

Ma non serve andare tanto lontano, per rendersi conto di come un giovane cervello sia influenzato dall’ambiente. Pensiamo al cervello di un bambino nato in una società che valorizza molto la cortesia e la compostezza (come quella inglese*, ad esempio). Il cervello di questo piccolo si svilupperà in modo tale da produrre sempre e comunque una facciata di comportamento educato e discreto, accettabile per gli altri membri del suo gruppo. Questo può accadere talvolta a scapito della connessione emotiva.

Allo stesso modo, il cervello di un bambino nato in una società che valorizza molto la condivisione di emozioni ed esperienze (come, tipicamente, quella italiana*), si svilupperà in modo tale da avere facile accesso alle proprie emozioni, requisito necessario alla socializzazione nel suo gruppo di referenza. E un qualsiasi amico nordico vi confermerà che talvolta questo può andare a scapito delle buone maniere… ammesso e non concesso che l’amico in questione trovi da qualche parte il coraggio di dirvi brutalmente le cose come stanno.

Ma come fanno il bambini – himba, eschimesi, inglesi o italiani che siano, a sviluppare queste capacità?

Copiano. L’imitazione è uno dei meccanismi più importanti per l’apprendimento ed è in funzione fin dalla più tenera età, alcuni dicono fin dalla nascita!

E chi copiano i bambini? I loro genitori, prima di tutto. Il genitore è il modello per eccellenza. Da lui si imparano non solo gli usi e costumi più evidenti di una società (come la cortesia o il calore umano), ma anche le strategie per vivere la quotidianità: quando è ora di essere attivi e quando è ora di riposare, come rispondere quando qualcuno ci sorride e come rispondere quando qualcuno ci aggredisce, come reagire quando ci si sente invasi dalla gioia o dalla tristezza, e via dicendo.

I nostri bambini ci osservano. E copiano.

Quindi riflettiamo su come razzoliamo. Fin dal primo giorno di vita con il nostro piccolo… anzi già che ci siamo iniziamo ad allenarci in gravidanza. Perchè quello che trasmettiamo ai nostri figli con il nostro esempio è mille volte più potente delle lezioni di vita che faremo loro quando saranno in età da comprenderle. Quello che imparano copiando il nostro esempio li accompagnerà per tutta la loro vita, come parte integrante della loro personalità.

Possiamo abituarli all’onestà, semplicemente salutandoli ogni volta che li lasciamo, e non sgattaiolando fuori dalla porta come ladri mentre la nonna li distrae.

Possiamo abituarli alla generosità, semplicemente nutrendoli ogni volta che loro ne abbiano bisogno.

Possiamo abituarli alla fiducia, semplicemente prendendoli sul serio quando ci segnalano che hanno mangiato abbastanza.

Possiamo abituarli alla calma, semplicemente facendo un bel respiro (o due o tre) ogni volta che ci viene voglia di urlare.

Quello che il cervello impara così, per abitudine, finchè è ancora giovane e malleabile, va a formare la struttura stessa della nostra mente. È come lasciare un’impronta sul cemento ancora fresco. Quell’impronta è destinata a rimanere, e può essere cancellata solo con immenso sforzo (psicoterapia, per esempio).

Il compito più importante del genitore quindi non sta nel nutrire e nel vestire il proprio figlio (qualunque persona anche non associata al bambino da legami genetici o di affetto lo può fare). Il compito più importante (e faticoso) del genitore sta nel produrre un comportamento degno di essere copiato e fissato così per sempre nella struttura cerebrale del proprio bambino. E per questo ci vuole una motivazione e una dedizione che solo un Genitore (biologico, adottivo…anche simbolico, ma deve avere la G maiuscola) può sfoderare.

I nostri bambini ci guardano. Impegnamoci a essere degni della loro attenzione.

sguardo figlio

*sì certo, stiamo generalizzando brutalmente!

Tutte le immagini sono tratte da Google.

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