Il piano del parto

Nel parto, mamma e bambino attraversano un cambiamento importante, fondamentale, irrevocabile come la morte.

Una doula eccezionale – Liliana Lammers

Scrivere un piano del parto è contemporaneamente come fare l’esame scritto della patente e parlare di sesso al proprio partner. Non ci prepara esattamente a quello che succederà, ma ha due grandi vantaggi:

1. Ci mette nelle condizioni di essere pronte, qualsiasi cosa ci venga incontro;

2. Ci permette di massimizzare il piacere e minimizzare il dolore (o anche solo il fastidio, perché abbiamo visto che il fastidio è cosa seria e decisamente non grata* nelle ore attorno al parto).

Scrivere un piano del parto non vuol dire illudersi di poter controllare tutto quello che succederà, o indulgere in desideri di edonistica perfezione. Scrivere un piano di parto vuol dire informarsi, decidere e avere il coraggio di chiedere (o pretendere, se ce ne fosse bisogno) quello che ci serve.

Al di là di quello che ciascuna di noi fa nel resto della sua vita (la maestra, la regista, la collaboratrice domestica, la poliziotta), non partoriamo per “non dare fastidio al primario”. Non partoriamo per “fare le brave”. Non partoriamo “per essere presentabili”. Non partoriamo “per farci fare i complimenti”. Non partoriamo “per fare silenzio”. Non partoriamo “per fare rumore”. Non partoriamo “per avere un’esperienza bella e forte”. Tutte le cose fra virgolette possono al massimo essere degli infimi effetti collaterali del fatto che partoriamo per dare la Vita.


PER

DARE

LA VITA.

Nel libro che ha dato per primo voce alle mie passioni di pre-adolescente e alle mie intuizioni sui poteri delle donne*, c’è una frase che mi accompagna da allora: “Morire è come nascere: solo un cambiamento.” Vedere le cose così, mi ha aiutata immensamente ad affrontare il dolore della morte di persone a me care. Ma non solo. Questa frase un po’ magica, se rovesciata, riserva un’altra sorpresa: ci lascia sbirciare nel mistero del parto. “Nascere è come morire: solo un cambiamento”. Nel parto, mamma e bambino attraversano un cambiamento importante, fondamentale, irrevocabile come la morte.

Quindi bando alle ciance, alle moine e ai complimenti: armiamoci di conoscenza e di coraggio. E se l’ostetrica e il primario spettegolano su di noi, fatti loro. Loro poi tornano a casa e – massimo una settimana dopo – dimenticano tutto. Noi (madri e figli) con il nostro parto, ci viviamo tutta la vita.

Quindi scriviamo.

Scriviamo per noi.

Scriviamo per nostro/a figlio/a.

Scriviamo per la Vita.

Come tutti gli scrittori, potremmo essere colte dalla sindrome della pagina bianca. Per questo vi proponiamo un esempio di piano del parto (scritto per il secondo parto in casa di Silvia, con l’aiuto di una doula straordinaria, Liliana Lammers). Uno scritto che può essere usato come spunto o canovaccio. Può (anzi, deve) essere modificato, tagliato, adattato, specificato a seconda delle sensibilità e delle esigenze di ognuna.

Buona lettura e soprattutto buona scrittura!

Silvia e Liliana, due ore prima della nascita di Francesco.

Il piano del parto per il mio secondo parto in casa (di Silvia).

“In generale, durante il travaglio, desidero che mi si parli il meno possibile. Mio marito e la mia doula saranno in grado di rispondere a domande pratiche (come ad esempio: “Da quanto tempo le contrazioni sono così lunghe e frequenti?”).

Riguardo alle mie preferenze a proposito di diverse pratiche mediche, la mia inclinazione è che non mi venga fatto/iniettato/toccato/offerto nulla che non sia strettamente necessario, a meno che io non lo chieda esplicitamente (ad esempio, vorrei evitare esami vaginali, ossitocina sintetica, protossido di azoto, informazioni sullo stato di dilatamento della mia cervice).

L’unica cosa a cui acconsento a priori è il monitoraggio del battito fetale. Lascio alle ostetriche la responsabilità di decidere quando sia il momento di controllare. Non c’è bisogno che mi si chieda ogni volta. Apprezzerei anzi molto la “discrezione” e la delicatezza del personale medico. Idealmente, non mi accorgerei nemmeno del monitoraggio in corso.

Subito dopo il parto, vorrei essere lasciata sola con il bambino. Vorrei che regnino silenzio e calma (nei limiti del possibile) per almeno un’ora.

Vorrei partorire la placenta fisiologicamente (niente ossitocina sintetica).

Quando mi sentirò pronta/avrò bisogno di qualcosa, chiamerò io.

Idealmente, mio marito taglierà il cordone ombelicale quando sentiremo che il momento sarà giunto.

Se l’allattamento inizia normalmente, non desidero che si somministri la Vitamina K a mio figlio. Se ci fossero dubbi, preferisco una somministrazione per via orale*.

Vorrei evitare punti di sutura se non strettamente necessari.

Se le cose non procedessero bene e dovessimo essere trasferiti in ospedale, desidero comunque provare a partorire naturalmente.

La cosa che vorrei evitare a tutti i costi è una cascata di interventi con un forte aumento di stress per il bambino, me, mio marito e tutte le persone coinvolte.

Idealmente, calma e fiducia saranno presenti anche in caso di un’emergenza.

Se si fosse in dubbio fra un’iniezione di ossitocina sintetica e un taglio cesareo, preferisco il taglio cesareo** (il più dolce e gentile possibile, con contatto pelle a pelle appena possibile, ecc.)

Vi prego di evitare di usare forcipe e ventosa se solo esiste un’alternativa.

La borsa per l’ospedale è in corridoio.”

E poi Francesco è nato. In una soleggiata domenica di Paqua, ai piedi del mio letto, dopo un travaglio dolce e intenso.

* La mia preferenza sulla vitamina K (come tutto il resto) è una scelta del tutto personale. Non l’ho voluta perché A ME sembrava inopportuno disturbare il neonato con punture e gusti estranei. Volevo che non ci fossero interferenze di nessun tipo nelle nostre prime ore/giornate assieme. Non rappresenta in alcun modo un consiglio né tanto meno un’opinione medica.

** Oggi mi sorge il dubbio che questa del cesareo gentile fosse un’illusione. Approfondiremo l’argomento.

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