3 cose che bisogna subito smettere di fare.

 

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Complicarci la vita fa parte della lunga lista di innate abilità che ci differenziano dagli animali.

Abbiamo già visto qui che il nostro cervello ha il vizietto di metterci i bastoni fra le ruote al momento del parto. Oggi guardiamo alla gravidanza, che anche quella possiamo godercela un pochino di più, con grandi benefici sia per noi che per il nostro parto, e quindi naturalmente per il nostro bambino.

1) Guardare il calendario.

Nessun medico al mondo può dirci in che giorno spunterà il primo dente a nostro figlio o quando inizierà a camminare. Chi pensa di poter dire quando una donna entrerà in travaglio farebbe meglio ad occuparsi dei numeri del lotto. (cit)

Guardiamo alla nostra pancia per quello che è: un meraviglioso contenitore di vita che sta facendo un lavoro pazzesco. Può metterci normalmente tra le 37 e le 42 settimane: 40 è pura convenzione.

A chi ci chiede quando abbiamo il “termine”, come se fossimo una scatoletta di formaggio in scadenza rispondiamo semplicemente: “Quest’estate, tra luglio e agosto”, o “Verso Natale”. Rispondiamolo soprattutto a noi stesse: usciamo dalla mentalità dell’appuntamento e della deadline incombente e risparmiamoci lo stress di pensare che nostro figlio possa davvero essere in anticipo o in ritardo.

Concedersi di accettare di pensare a un periodo anziché a una data non solo ci toglie rigidità mentale, che è sempre un fardello inutile da portare, ma può contribuire a guardare con più oggettività all’induzione. E lo approfondiremo presto.

La data presunta del parto, è, appunto presunta.


2) Ascoltare storie di parto drammatiche.

Molte donne purtroppo hanno avuto parti negativi. E’ un fatto innegabile. La nostra società ha (anche in buona fede) reso il parto talmente difficile che la maggior parte delle donne, oggi, lo ricorda come un’esperienza terribile. Da qui nasce la convinzione che il parto sia una cosa atroce e non si perde occasione per rinforzare questa idea. Quel che è peggio, chi davvero ha avuto storie negative pensa che condividerle con donne incinte sia un’idea carina e intelligente. Non solo non è carina perché non è piacevole ascoltarle, ma è anche poco intelligente perché controproducente.

Ogni storia negativa, per quanto piccola e raccontata in buona fede, rimane lì nel cervello e non perde occasione di farsi viva (con il suo seguito di ansie e di timori) appena le circostanze le danno anche solo un minimo appiglio. Questo rischia di rendere la gravidanza stressante ed ha addirittura il potenziale di bloccare il parto.

Quando qualcuno racconta storie di parto dell’orrore, lasciare la stanza dicendo “Scusate, questa conversazione non posso averla finché non sarà nato il mio bambino” è importante quanto allontanarsi da un ambiente in cui tutti fumano.

Non si tratta di fare lo struzzo. Si tratta solo di proteggere noi, nostro figlio e il nostro parto da adrenalina inutile.

3) Andare a corsi preparto dove si parla più di epidurale che di rilassamento e dove ti fanno toccare forcipe e ventosa.

Se stiamo per scalare una montagna andremo a fare un corso con guide esperte che ci diranno cosa dobbiamo sapere e portare con noi per una scalata sicura. Faremo un po’ di allenamento. Leggeremo storie di alpinisti appassionati a cui ispirarci.

Non andremo dal chirurgo a guardare gli strumenti con cui ci amputerà un piede nell’improbabile ipotesi che ci si congeli.

Prepararsi vuol dire guardare a tutto quello che dipende da noi e assicurarsi di farlo e pianificarlo al meglio.

I corsi preparto, quelli veri, tolgono strati di paure e insicurezze e fanno riscoprire alla donna coraggio e competenze che non sapeva neanche di avere.

Scegliere chi e come ci preparerà al parto è un passaggio essenziale, troppo spesso sottovalutato.

Una gravidanza sana non dipende solo da quello che mangiamo: dipende molto da quello che mettiamo in circolo con cervello ed emozioni.

Non c’è bicarbonato per disinfettare pensieri ed emozioni come facciamo con la frutta, non ci sono pillole concentrate come per assumere l’acido folico, ma possiamo lo stesso fare molto.

Soprattutto perché il parto che avremo inizia a prendere forma dentro di noi -tra cuore e cervello prima che nell’utero- proprio nei mesi che lo precedono.

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