LE CINQUE REGOLE DELLA MAMMA PERFETTA

 

La gravidanza è un ottimo periodo non solo per prepararsi a partorire, ma anche per iniziare a riflettere su che tipo di genitori vogliamo essere. In sette anni e cinque figli (in due!!), abbiamo imparato tante cose. Qui Silvia fa il riassunto di quelle che ci sembrano proprio essenziali. Se riuscissimo veramente a mettere in pratica tutto quello che c’è scritto qui sotto, saremmo praticamente perfette ed eternamente felici. Ma dobbiamo accontentarci di fare di queste regole i nostri mantra e di essere le mamme migliori possibili (date le nostre tare e quelle dei nostri figli).

1. Nessuno è perfetto, nemmeno le mamme.

Prima di avere figli, pensavo che quando sarei diventata mamma, avrei smesso di bisticciare inutilmente con mio marito, di mangiare torte e biscotti, di farmi intimidire dagli estranei, e magari anche di fare errori di ortografia. E invece no: i miei difetti mi hanno seguita durante la gravidanza e mi stanno accompagnando durante la maternità. Nonostante tutti i miei sforzi, non danno segno di volersene andare. Meglio così, direbbe Winnicott*: una madre imperfetta prepara il figlio al meglio per un mondo imperfetto.

2. Il mondo è bello perché è vario.

A vent’anni sapevo esattamente come si doveva educare un bambino, ogni bambino.


Avrei potuto scrivere un precisissimo decalogo, o addirittura un libro alla Estville. Poi ho capito il significato della frase “ogni bambino è diverso”. Un commento che suona incoraggiante per Raphaël può sembrare limitante per Francesco, un buffetto affettuoso sulla guancia di Francesco sarebbe doloroso su quella di Leo. Figuriamoci quando si considerano bambini di tante famiglie diverse! Uno dorme bene nel marsupio, l’altro preferisce la culla; uno non può stare senza ciuccio, all’altro basta e avanza il seno; uno mangia a tavola con i genitori, l’altro viene imboccato prima di cena. Ed è bello così. Ogni genitore è chiamato a trovare quello che funziona meglio per suo figlio e per la sua famiglia (date le loro risorse e le loro tare). Non vale la pena togliere la parola a chi la pensa (e la fa) diversamente da noi.

3. Più sai, più opzioni hai.

Nessun libro potrà mai dirmi come rassicurare il mio duenne quando si sveglia cinque volte a notte in preda al terrore. Nessun esperto mi saprà dire come alleggerire il perfezionismo del mio quasi-quattrenne. Nessun corso mi spiegherà perché il mio bebè non fa la cacca da quattro giorni. Però se leggo, se mi informo, parlo con altri genitori, mi posso fare un’idea delle probabili cause e delle possibili soluzioni ai miei problemi. Più so, più facilmente posso trovare nuove soluzioni per sfide sempre diverse.

Non ci resta che copiare i nostri cuccioli e non smettere mai di imparare.

4. Un genitore è un assistente di laboratorio, non un professore.

Se un giorno mi sveglio con la voglia di raccontare al mio quasi-quattrenne tutto su come funzionano i fluidi, e mi metto a spiegargli di come liquidi e gas prendono la forma del loro contenitore mentre i solidi mantengono la propria, è probabile che lui mi guardi annoiato e mi pianti in asso alla seconda frase.

Che meraviglia invece assistere e partecipare allo sviluppo della sua curiosità sul tema. I suoi occhi scintillavano quando, provando a disegnare la nostra cucina, si è reso conto che “tutto era pieno di niente” (sì, ha detto proprio così!) Agitava le manine come se stesse sguazzando nell’aria. Un’oretta dopo: “Mamma ma… L’aria entra nel muro?” “No” “Però se c’è un buco, sì, vero?” Ed ecco l’occasione perfetta per sfoderare il mio discorso sui fluidi e vedere il quasi-quattrenne pendere dalle mie labbra.

I bambini sono piccoli scienziati**: hanno un rapporto attivo con il sapere. Non se ne stanno seduti ad aspettare che qualcuno inculchi nozioni nel loro cervello. Vanno nel mondo, cercano, esplorano, aggiornano le loro domande.

Se proviamo ad inculcare, i risultati saranno minimi e la frustrazione sia nostra che del bambino crescerà. Se assistiamo i nostri piccoli nella loro ricerca del sapere: divertimento e apprendimento garantiti per tutti.

5. Un’amica vale un tesoro.

Essere madri è un casino. Ci sono momenti di euforia, momenti di gioia pura, momenti di angoscia, momenti di terrore, momenti di sorpresa. Ogni emozione è amplificata dall’amore immenso che proviamo per i piccoli. L’amore, lo viviamo a due (alla volta: ogni diade amorosa è una storia a sè), ma le emozioni… quelle abbiamo un bisogno estremo di condividerle con chi sentiamo “come noi”. “Come noi”, per noi mamme, vuol dire cose come “deprivata dal sonno per molte settimane consecutive”, “smemorata quando si tratta di numeri”, “attentissima quando si tratta di dettagli apparentemente insignificanti, del tipo c’è un calzino spaiato sul tappeto. Il suo compagno…l’ho notato ieri dietro il termosifone del bagno”, “esente da disgusto causato da secrezioni corporee”, “completamente realizzata nell’amore dei propri figli”, “cronicamente frustrata per la mancanza di spazio personale”.

Per quanto fantastico sia il nostro partner, queste non sono cose che possiamo condividere con lui per un motivo irrefutabile: lui è parte in causa. Per esempio, il calzino spaiato potrebbe essere suo (apriti cielo!).

Ed è qui che entra in gioco l’Amica (una sola Amica con la A maiuscola è sufficiente e necessaria alla sopravvivenza e al mantenimento di una salute mentale decente): con lei non c’è bisogno di preamboli. Non serve dire “scusa se ti parlo ancora di cacche, ma…”, o “puoi ripetermi ancora per la quindicesima volta…”, o “lo so che domani mi sentirò diversamente, ma…”. Lei non si offende se ci dimentichiamo il suo compleanno o quello di un suo bambino. Lei non si sorprende se le arriva un tuo messaggio alle 3 di notte o un tuo regalo un giovedì qualsiasi. Lei non si annoia se le descrivi per filo e per segno l’ultimo disegno del tuo treenne. Lei sa. Lei capisce. Lei è la testimone della tua giornaliera avventura. Non dimentichiamo mai di prenderci cura dell’Amica.

La mamma perfetta sa  mettere in pratica tutte queste cose allo stesso tempo. Noi invece cerchiamo ogni giorno un equilibrio improbabile fra non prenderci troppo sul serio e informarci al massimo, essere tolleranti, pazienti, gentili…e già che ci siamo anche pettinate decentemente. E quando non ci riusciamo, pensiamo a Winnicott*.

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