5 buoni motivi per partorire in casa

 

 

Silvia e una visita prenatale
 

Una di noi (Silvia) ha partorito in casa. Tre bei maschietti arrivati ognuno con i suoi modi, ognuno con i suoi tempi, ma tutti con tanta dolcezza. In questo post Silvia condivide alcune delle ragioni che l’hanno spinta a fare la sua scelta.

Non vuole certo convincere nessuno a fare lo stesso se la cosa non ispira: ognuna deve scegliere il luogo e il personale che la mette più a suo agio, che la fa sentire più sicura. Ma tutti devono conoscere bene tutte le alternative perché sentir dire che chi partorisce in casa è un hippy incosciente, con le conoscenze e le competenze del 2015, non del 1955, francamente, non si può più sopportare.

1. Andare all’ospedale è rischioso.

Ah, giù quelle facce perplesse! Un attimo, lasciate spiegare.

È vero che all’ospedale ci sono i rimedi per tanti mali: se non ti dilati abbastanza velocemente c’è l’ossitocina sintetica, se sei stremata c’è il forcipe, se va tutto storto c’è il chirurgo pronto a mettere in salvo il tuo bambino, e così via. Vero. E rassicurante. Questa è la condivisibilssima ragione per la quale la stragrande maggioranza delle donne decide di partorire in ospedale. Lungi da noi mettere in discussione questa scelta.


Però esiste anche un altro lato della medaglia. Tanti di questi mali che l’ospedale può curare… a volte è l’ospedale stesso che li crea. Proprio nel momento in cui il sistema limbico sta iniziando a prendere il sopravvento tu devi uscire da quella che lui considera la sua tana, salire in macchina, andare all’ospedale e parlare con degli sconosciuti. È possibile (per non dire probabile) che la neocorteccia venga sollecitata. Ora, una neocorteccia troppo sveglia sappiamo che non aiuta il processo involontario del parto: non sarebbe sorprendente se la dilatazione della cervice rallentasse e le contrazioni iniziassero ad essere molto più faticose. L’ospedale, per il sistema limbico, è la tana delle tigri dai denti a sciabola.

Se rimani tranquilla a casa, sapendo di avere personale qualificato che ti assiste e sentendoti davvero preparata, stendi definitivamente la corteccia e permetti al sistema limbico, e quindi al travaglio, di procedere spedito.

2. Il personale che ti assiste ti conosce (e tu conosci lui).

Se decidi di partorire in casa, probabilmente devi assumere un’ostetrica privata (a meno che tu non abbia il c**o di trovarti in Inghilterra, vicino ad un ospedale che offre questo servizio gratuitamente…ma questo è un altro post). Quest’ostetrica ti seguirà per tutta la gravidanza: saprà com’è fatto il tuo corpo, le sue mani esperte le avranno già fatto conoscere il tuo bambino, avrà voluto conoscere ogni sfumatura di tuoi gusti, speranze e timori, avrà incontrato qualche volta tuo marito. Potrà quindi offrirti un servizio personalizzato. Questo non è solo molto piacevole, ma anche sicuro: se l’ostetrica sa che ti sei preparata a concentrarti e respirare fuori il tuo bimbo per esempio, saprà interpretare al meglio il tuo comportamento il giorno del parto. Insomma, non ti sentirai mai dire: “No, non è possibile che il bambino stia arrivando: non stai soffrendo abbastanza”. Semplicemente, a forza di venire a visitarti a casa tua, conoscerà il tuo corpo come nessun altro e in più avrà capito quali sono le cose che ti mettono a tuo agio e quelle che ti irritano…e potrà agire di conseguenza.

3. Il tuo uomo gioca in casa

A casa, tuo marito può tenere le sue ciabatte, i pantaloni del pigiama, bersi una birra per ridarsi coraggio, e persino andare a schiacciare un pisolino in caso di necessità. “E per concedere questo a mio marito io dovrei mettere a rischio la vita di mio figlio??” direte voi, a ragione.

A parte il fatto che “mettere a rischio” è un concetto relativo (vedi #1), il benessere del futuro papà ha grandi e concreti benefici per il benessere della mamma e quindi per l’andamento del parto.

Un uomo tranquillo e a suo agio sarà capace di dare alla sua compagna il supporto di cui lei ha tanto bisogno. Un uomo a disagio e/o intimidito dall’ambiente ospedaliero sarà “sulla difensiva”: produrrà tanta adrenalina, ormone nemico del parto.

Un futuro papà informato, sostenuto dal personale adeguato (la mia Doula ha aiutato più mio marito di quanto abbia aiutato me!) e a suo agio può offrire il sostegno ideale alla futura mamma.

4. L’idillio dei primi minuti/ore/giorni.

Si parla tanto di “bonding” (per fortuna!) e sembra quasi sia una cosa meccanica: appoggia il figlio sulla mamma dopo il parto per una mezzoretta e i due si ameranno alla follia per tutta la vita. Già decisamente meglio del precedente “taglia il cordone, lava il bambino, fai riposare la mamma, ricongiungili quando sono entrambi riposati e profumati”. Ma se fosse possibile dimenticare l’orologio per qualche giorno? Se fosse possibile sguazzare allegramente e ininterrottamente nel tripudio amoroso della nascita, proprio come si sguazza quando si è così innamorati che non si esce dalla stanza da letto per giorni e giorni? E forse anche il piccolo nuovo arrivato potrebbe sviluppare quella calma e fiducia nel mondo tanto importanti per diventare un neonato sereno che non ha troppa voglia né bisogno di piangere. Un inizio non male per una relazione che sarà lunga, intensa e piena di sfide.

5. La certezza di essere seguita da personale eccellente.

Non sono certo le ostetriche scorbutiche e frustrate a seguire i parti in casa. Sono quelle che adorano il loro lavoro e che sono pronte ad essere in prima linea e ad assumersi tutte le responsabilità del caso. Le ostetriche a domicilio hanno studiato per i parti naturali e fisiologici (assistono anche parti podalici per via naturale), sanno riconoscere al volo quando non è il caso di restare a casa e non metterebbero mai a rischio mamma e bambino, e con essi la propria carriera. Quella che si è ritrovata a studiare ostetricia per caso e che continua con la sua professione solo perché non ha alternative se ne starà in ospedale, a fare controvoglia quello che le dicono i dottori e la caposala. Tanto la responsabilità non è mica sua.

Avere scelta è meraviglioso e solo prendendo in considerazione e conoscendo bene tutte le opzioni possiamo davvero scegliere.

 

Silvia e Leo appena dopo il parto. Non si sono mai separati e non si separeranno per ore.

 

 
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