CERVELLI IN SALA PARTO (E ALTROVE) pt. 1

Il cervello dà la vista al cuore. Il cuore dà al cervello la visione. (Kall)

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Il cervello, a differenza dell’utero, ci sembra di conoscerlo bene.

“Tutto muscoli niente cervello”, “Usa il cervello!” “Anche se mi scervello, non ci capisco niente.” E poi ci sono frasi come “Usa la testa!” “Testa vuota.” “Testa fra le nuvole.” … Ne parliamo spesso, di questo organo e del suo guscio così duro.

Di solito ci riferiamo al cervello come a quella parte di noi che si occupa di sapere le cose che ci hanno insegnato a scuola, di calcolare risultati, di risolvere problemi.

E allora cosa c’entra il cervello con il parto? Un fico secco. Tanto quanto c’entra con un’operazione d’appendicite, no? Il parto è una cosa che succede in una parte del corpo che il cervello non può controllare, giusto?

NO.


Prima di tutto c’è una bella differenza fra un’appendice infiammata e un bambino che vuol nascere. E poi il cervello non si occupa solo di sapere, calcolare e risolvere, ma ha anche un’identità più intima e segreta.

Occupiamoci prima di tutto della differenza fra un’ appendice infiammata e un bambino che vuole nascere.

L’appendice infiammata è un problema: il nostro intestino fa tranquillaumente il suo lavoro e poi un giorno qualcosa va storto, l’appendice si infiamma, noi sentiamo un male cane e non c’è nulla che possiamo fare per farlo passare. Il chirurgo arriva, fa un taglietto, toglie l’appendice, ricuce. Una settimana dopo stiamo bene come prima.

E il bambino che vuole nascere? Lui non solo non è un problema, ma la sua presenza è il tassello fondamentale della sopravvivenza della nostra specie. Il fatto che sia finito lì non è un disguido. Non è un caso che mettercelo sia una cosa così piacevole (nella gran maggioranza dei casi. Dei casi tristi in cui questo non è vero parleremo un’altra volta).  E non è un caso che il bambino possa uscire di lì sano e salvo, senza conseguenze negative per la madre. Di sicuro una settimana dopo una nascita, nessuno si sente “come prima”.

Quindi possiamo pensare che il ruolo del medico nel primo e nel secondo caso siano diversi. Se il medico non ci fosse, l’appendicite ci ucciderebbe. Punto. Quindi ringraziamo il medico e lo consideriamo a giusto titolo il nostro salvatore. Ma se il medico non ci fosse, le donne partorirebbero comunque. Partorirebbero, questo è sicuro, in modo diverso. Nei casi rari in cui il bambino e/o la mamma avessero un problema (come l’appendicite), probabilmente morirebbero. E anche in questo caso, ringraziamo il medico e consideriamolo il salvatore nostro e di nostro figlio.

Ma nella stragrande maggioranza dei casi, nei casi normali, chi si farebbe carico di orchestrare il parto?

Chi sostituirebbe le misurazioni della cervice, il monitoraggio del battito cardiaco fetale, le iniezioni di ossitocina sintetica, il famoso “Spinga! Spinga!”?

O meglio, chi manderebbe i segnali giusti al momento giusto all’utero e al resto del corpo della donna? Chi trasformerebbe impulsi elettrici in percezione del dolore? Chi orchestrerebbe i meccanismi del legame tra madre e figlio?

Se non altro visto il titolo del post, sappiamo tutti benissimo che si tratta del cervello. Eppure questo cervello che sa, calcola e risolve, in sala parto proprio non ce lo immaginiamo. Quello calcola la circonferenza della testa del bambino, poi calcola la circonferenza della cervice e conclude: impossibile. Vede un cosino che vive nel liquido amniotico e vede che fuori c’è l’aria e sentenzia: fuori questione. Considera il dolore del bambino e della madre e proclama: assurdo.

Il trucco è che il cervello non è tutto lì. Il cervello è molto di più. C’è tutta una parte profonda e nascosta del cervello che si occupa di regolare il nostro comportamento riproduttivo e genitoriale. In altre parole, ci fa fare i bambini, ci fa metterli al mondo, e ci fa trattarli nel modo ideale affinché la specie si riproduca con successo (e felicità). Come fa per gli elefanti, e i cammelli, e i cani e i gatti.

Le femmine di altri mammiferi, quando sentono che è giunto il momento di dare alla luce il loro piccolo, si appartano. Cercano un luogo protetto, scuro, spesso vicino all’acqua. A volte una femmina più anziana che le accompagna. Loro sanno esattamente cosa fare, anche se è la prima volta. Anche se non sanno a che distanza le contrazioni devono venire. Anche se non calcolano la velocità di dilatazione della cervice. Anche se non possono interpellare la logica per rassicurarsi che andrà tutto bene. Il loro cervello le guida.

La buona notizia è che quel cervello li, ce l’abbiamo anche noi.

La cattiva notizia è che il cervello calcolatore di cui all’inizio del post ci mette i bastoni fra le ruote.

…continua

 Approfondimenti
  1. Per chi è un po’ secchione: Richard Dawkins, Il Gene Egoista
  2. Per chi non ha tempo ma vuol saperne di più: Wikipedia
  3. Per chi ascolta le sue emozioni: Come partorisce un’elefantessa (Il video è fatto in Svizzera, quindi le scritte sono in tedesco. Ma non servono scritte per capire cosa succede).
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